IL “NUOVO MASCHIO”: L’IDEALE Vs IL REALE

IL “NUOVO MASCHIO”: L’IDEALE Vs IL REALE

È evidente, negli ultimi anni, quanto l’immagine corporea delle nuove generazioni maschili sia sempre più incline alla minuziosa cura dell’aspetto fisico.

I “nuovi maschi” curano l’immagine estetica di sé utilizzando diete iperproteiche, facendo attenzione a non abusare di grassi e carboidrati, scolpendosi quotidianamente addominali e bicipiti, curandosi all’ennesima potenza la peluria e gli innesti cutanei.
L’immagine che ne deriva è quella di un “nuovo maschio” esteticamente curato, modello di sé stesso, che attraverso l’utilizzo di social network decide di affermare la sua condizione di uomo a suon di selfie.

La paura di sentirsi meno virili

Ma, anche se la nostra società sembra essere sempre più attenta all’apparenza che alla sostanza, il nuovo maschio si scontra con stereotipi di genere che considerano l’uomo come il “sesso forte”. Tale incongruenza crea disagio, tra il più grande è la paura di sentirsi meno virili. Ovvero, si sviluppa un’ansia predominante di non essere più all’altezza del proprio ruolo di maschio e di “uomo vero”.

L’ansia è una vera nemica della sessualità, soprattutto per quella maschile; ad esempio, pensieri o situazioni ansiogene sviluppano disfunzioni erettili indirizzando precocemente la propria energia e desiderio erotico-sessuale verso il declino.
L’uomo percepisce la perdita della forza e la sua visione del corpo come mero mezzo per il sesso, ponendo fine alla sessualità.

Inoltre, ad essere portatori di conflitto e di confusione vi sono anche i disagi relazionali e le incomprensioni tra i partner.

La Sessualità nella coppia

Spesso, in un rapporto di coppia eterosessuale, la donna è sempre più pronta a richiedere pratiche erotiche specifiche per il suo piacere e benessere erotico-sessuale, richiedendo all’uomo prestazioni e attenzioni che in precedenza sembravano non esistere. L’uomo sembra essere non pronto, vulnerabile e impossibilitato a comprendere cosa sta accadendo a livello emotivo e relazionale.

Pertanto, abbiamo il dovere d’insegnare al genere maschile, colmo di stereotipi di virilità, che l’esperienza della sessualità deve essere compresa sia su un livello meccanico e fisiologico, ma anche su un livello emotivo del proprio piacere erotico e del rispetto del piacere dell’altro diverso da sé ricordando che L’orgasmo rende più stabile la coppia.

 

Le 10 domande sul sesso imbarazzanti e le risposte più sincere

Le 10 domande sul sesso imbarazzanti e le risposte più sincere

Sessualità Sesso, eros e dintorni: quanto ne sai? Scopri le nostre domande e rispose.

1 Come possiamo rendere L’intimità della coppia una priorità?

È importante ritagliare del tempo solo dedicato alla coppia. Non è importante la quantità dei rapporti sessuali ma bensì la qualità.
Inoltre, l’intimità passa anche attraverso altre attività (come sport insieme; cena romantica; passeggiate al parco …).

2 Come pensi cambierà la sessualità all’interno del matrimonio?

Il matrimonio non dovrebbe influenzare negativamente la sessualità di coppia, ovvero non bisogna considerare il matrimonio come la conquista di una meta ma un continuo percorso di scoperta e riscoperta della coppia (e quindi anche della sessualità).

3 Come riusciremo a mantenere in vita la passione ?

La passione parte dal desiderio sessuale, che a sua volta si sviluppa dalle fantasie sessuali.
È bene, dunque, alimentare il desiderio sessuale attraverso giochi erotici (come sex toys) o attività ludiche ed erotiche (come la cena con penitenza, durante la cena i partner si scambiano domande sulle proprie passioni e hobby e chi sbaglia la risposta paga penitenza togliendosi un indumento fino alla completa nudità dei due).
La passione inizia a svanire quando i partner si danno per scontato sia a letto sia nella vita quotidiana.

4 Come manterremo la nostra individuale sessualità ?

L’autoerotismo è fondamentale affinché la sessualità di coppia possa essere mantenuta.
Bisogna, semplicemente, crearsi degli spazi per praticare l’auto masturbazione.

5 Il sesso al primo appuntamento va bene per te ?

Il sesso al primo, al secondo o al decimo appuntamento va sempre bene solo se hai la volontà di farlo.
In questi casi utilizza sempre il preservativo!

6 Non riesco a trovare il punto G. Ma dottore esiste davvero ? E se si, dove si trova ?

Non esiste un unico punto così sensibile da far raggiungere l’orgasmo.
Invece, esiste una zona le quali parti sono le più sensibili quando vengono stimolate.
La zona CUV: Clitoride, uretra e pareti vaginali.
Se questa zona viene adeguatamente stimolata crea piacere sessuale.
Ma, ogni donna ha punti e stimolazioni diverse per raggiungere l’orgasmo. Bisogna solo conoscersi bene!

7 Quanto spesso dovrei fare sesso? Cosa è normale ?

Non c’è una regola aurea che indica la normalità della frequenza dei rapporti sessuali.
Si fa sesso quando si ha il desiderio di farlo!
Ad esempio, ci sono le “Coppie Bianche” che scelgono di non avere attività sessuali tra loro ma che sono soddisfatte della loro relazione.
La problematicità, dunque, sta quando i partner vorrebbero fare sesso ma per diversi motivi non riescono o evitano.

8 Come faccio a dirle cosa voglio a letto?

La comunicazione in una coppia è fondamentale.
Prova prima a parlarle in generale delle nuove pratiche che vorresti praticare, in modo da capire come la pensa sull’argomento.
Ovviamente, il sesso è bello se è consenziente. Quindi anche lei deve accettare le pratiche che le proponi, altrimenti le puoi vivere anche solo come fantasie sex.

9 Quali sono i modi migliori per aumentare la libido in modo naturale ?

La risposta si rifà alla domanda 3.

10 Autostima e dimensioni

Le dimensioni del pene sono un costrutto sociale che, erroneamente, identifica l’uomo virile e bravo a letto se ha un pene di grandi dimensioni.
Mentre, chi ha un pene di medie dimensioni viene considerato poco virile o “maschio”.
Questa concezione fallocentrica porta, soprattutto, gli adolescenti o le persone a confrontarsi con gli altri (spesso con video pornografici) sentendosi svalutato.
Ma le dimensioni, sono da misurare quando il pene è in erezione e non in uno stato di riposo, come succede negli spogliatoi del calcetto!

Quando la Depressione non si vede: La Depressione Mascherata

Quando la Depressione non si vede: La Depressione Mascherata

Il disturbo depressivo assume caratteristiche e sfumature diverse.
La “Depressione Mascherata” è un disturbo dell’umore e i suoi sintomi, spesso, sono di tipo fisici.

Che cos’è la depressione mascherata?

Riuscire a diagnosticare una depressione mascherata è difficile, in quanto i sintomi e i disagi
lamentati dal paziente sono spesso di natura fisica e non di natura psicologica (come ad esempio
umore basso; tristezza).
Inoltre, il paziente non percepisce sé stesso come depresso o triste, ma come una persona che ha
una grave malattia organica.

Infatti, la prima figura professionale alla quale si rivolge è il medico di famiglia il quale è portato a pensare e ad indagare a malattie di natura organica.

Quali sono i principali sintomi della depressione mascherata?

I sintomi associati a una depressione mascherata possono essere i seguenti:

  • Insonnia.L’incapacità di addormentarsi o continui risvegli notturni;
  • Mal di testa.
  • Spesso sono mal di testa costanti che alterano la qualità di vita della persona;
  • Vertigini;
  • Disturbi digestivi;
  • Crampi addominali;
  • Alterazione della normale funzionalità intestinale;
  • Dolori generali ai muscoli e alle ossa;
  • Mal di schiena e cervicalgia;
  • Stanchezza psicofisica persistente.

È opportuno, prima di fare diagnosi di depressione mascherata, accertarsi che tali sintomi non
siano causati da eventi specifici (come traumi o indigestione o sforzi muscolari).
Inoltre, bisogna escludere altre patologie organiche (ulcere; coliti; alterazioni metaboliche).

Bisogna anche tener conto di altri segnali, al fine di diagnosticare la depressione mascherata:

  • Storia di depressioni in famiglia;
  • Se durante forti periodi di stress vi sia la presenza di disturbi fisici;
  • Vivere emozioni di tristezza e disagio e sentimenti depressivi legati ai disturbi fisici
    riportati.

Cosa fare in presenza della depressione mascherata?

Con la presenza di questo disturbo è fondamentale intraprendere una psicoterapia, durante la
quale il paziente prende consapevolezza delle proprie emozioni e del proprio vissuto.
Inoltre, con la psicoterapia la persona imparerà a riconoscere e disinnescare quei circoli viziosi di
pensieri e azioni che tengono in vita la depressione mascherata. Di seguito alcuni consigli che aiutano e supportano il processo di guarigione:

  1.  Avere dei ritmi di vita regolari.
  2. Quindi scandire la quotidianità secondo specifici orari e impegni;2. Dormire almeno 6/7 ore a notte;
  3. Svolgere attività che interessano e che si ha desiderio di fare;
  4. Non trovarsi, spesso, in situazioni stressanti e/o disagianti
  5. Praticare attività sportiva con costanza e in moderatamente;
  6. Limitare l’uso di alcolici, tabacco e droghe. Soprattutto quando si assume la terapia farmacologica.

Il primo passo è parlarne con qualcuno, come un familiare o amici, e poi chiedere aiuto ad uno psicologo a Napoli
professionista: scrivici per un consulto gratuito, ti proporremo la giusta terapia.

BIBLIO:
Pancheri, P. (2006). La depressione mascherata. Masson, Milano.

Cosa Significa Genitorialità e come diventare genitori migliori

Cosa Significa Genitorialità e come diventare genitori migliori

Sempre più sentiamo dire, e probabilmente è vero, che il mestiere più difficile al mondo è quello di essere genitori. Oggigiorno si parla di genitorialità, dando un nome a questo faticoso lavoro.

Cos’è la genitorialità?

Il dizionario “Trecani” ci indica che nelle moderne società industriali la genitorialità può essere vista come uno stato volontario, che è scelto e che può essere evitato.

Una prima differenza, dunque, è che l’essere genitori non è più un evento ineluttabile nel normale ciclo di vita di ogni essere umano.

Inoltre, l’essere genitore non è più configurabile come un semplice ruolo sociale, ma diviene una “funzione”, la quale non coincide necessariamente con la maternità e la paternità biologica, ma con la capacità di prendersi cura del minore.

 

Quali sono le funzioni di un genitore?

Dunque, la domanda viene spontanea: quali sono le funzioni che un genitore deve assolvere?

La funzione genitoriale si spiega:

  • Nell’accudimento;
  • Nel sostegno;
  • Nella protezione;
  • Nel contenimento emotivo e comportamentale;
  • Nelle funzioni educative e normative, come l’attribuzione dei valori, il senso di appartenenza e di autonomia, la capacità d’imporre dei limiti e di dare giusti stimoli per la crescita.

Tali funzioni essenziali, per la genitorialità, possono essere attuate e svolte sia da entrambi i genitori contemporaneamente sia da un solo genitore alla volta indipendentemente dall’orientamento sessuale e dal genere.

Come essere genitori migliori?

Sono molto convinta, essendo anche genitore, che sia un mestiere difficile e, spesso, estenuante. Nessuno può sentirsi un genitore eccellente, in quanto come esseri umani costituiti da fragilità sbagliamo costantemente.

Ma ecco tre consigli per migliorare la propria genitorialità e quindi essere genitori migliori:

  1. L’importanza delle regole.
    Grazie alle regole, il genitore traccia dei confini soddisfacendo il bisogno del bambino di contenimento.
    Le regole devono essere semplici, chiare e ragionevoli, in modo tale da non opprimere il bambino considerandolo un incapace o che è insignificante o poco amato;
  2. Offri loro occasioni di successo.
    Valorizza il bambino offrendogli occasioni di successo, ovvero creando situazioni favorevoli. Ogni obiettivo deve essere coerente con l’età in modo da essere raggiungibile.
  3. Come mamma, o come padre, o più in generale come educatore, prendi del tempo per te stesso/a.
    Organizza, almeno per un’ora al giorno un “momento off” in cui entri in pieno contatto con te stesso/a.
    Inoltre, coltiva le tue passioni e i tuoi hobbies anche se con maggiore difficoltà.

 

Il consiglio principale è quello di chiedere aiuto ogni volta in cui ti senti frustrato/a e non riesci a vedere altre soluzioni.

Nel caso in cui siano situazioni complicate in atto come una separazione, è utile mettere il bambino al corrente di tali situazioni: farà di te un genitore migliore.

Inoltre La psicoterapia cognitivo-comportamentale può aiutare i genitori ad affrontare le difficoltà che stanno incontrando, lavorando su pensieri, emozioni e comportamenti disfunzionali riducendo così l’insorgenza, per quanto possibile, di problemi emotivi.

 

Aggressività: come gestirla e come curarla?

Aggressività: come gestirla e come curarla?

L’essere aggressivi è un comportamento che ritroviamo negli animali e in ogni essere umano. Per tanto, l’aggressività ha il fine di salvaguardare il singolo e la specie, infatti un comportamento aggressivo viene messe in atto quando l’individuo o l’animale si sente minacciato dall’esterno.

Quindi di per sé adottare comportamenti aggressivi in specifici casi ci aiuta a sopravvivere, ma quando l’aggressività diviene l’unico mezzo di comunicazione allontana l’individuo dalla famiglia, dal lavoro o dalla scuola, allora significa che vi è una gestione disfunzionale dell’aggressività.

Quando l’aggressività diviene patologica?

Negli uomini, intesi come essere umani, l’aggressività è un comportamento aggressivo che viene messo in atto contro un proprio simili e/o verso sé stessi o contro oggetti/animali. Tale comportamento ha l’obiettivo di fornire danno e ripercussioni, sia fisiche sia psicologiche.

Una caratteristica del comportamento aggressivo “patologico” è che non sempre si esprime con forme di feroce o estrema violenza, tale tratto potrebbe anche essere riscontrato il alcune psicopatologie. In questi casi, sono comportamenti aggressivi subdoli che posso passare da un livello lieve e gradualmente estremizzarsi. Come ad esempio passare da spintoni per arrivare a vere lesioni corporee.

Inoltre, nella vita quotidiana e nella maggior parte dei casi, i comportamenti aggressivi sono rivolti a persone significative dell’individuo (come familiari, genitori, figli, nonni, colleghi, amici).

Quali aggressività si riconoscono?

Per comprendere al meglio i comportamenti aggressivi, bisogna riconoscerne le forme o le tipologie.

In psicologia vengono elencate almeno otto forme diverse di aggressività, le quali possono essere adottate o singolarmente o in combinazione tra loro.

Di seguito:

  1. AGGRESSIVITA’ DIRETTA:
    Il proprio corpo viene utilizzato come strumento, diretto, per recare danno all’altro o a sé stessi;
  2. AGGRESSIVITA’ INDIRETTA:
    L’individuo, aggressivo, utilizza come strumento di aggressione altre persone per colpire il suo bersaglio;
  3. AGGRESSIVITA’ ATTIVA:
    Per recare danno ad altri o cose, viene utilizzata la forza e la violenza;
  4. AGGRESSIVITA’ PASSIVA:
    Sono atti di omissione, come ad esempio non prestare aiuto all’altro in pericolo di vita. È un’aggressività mascherata;
  5. AGGRESSIVITA’ AUTODIRETTA:
    Il bersaglio e l’aggressore coincidono, ovvero recare danno a sé stessi;
  6. AGGRESSIVITA’ ETERODIRETTA:
    Verso altri od oggetti;
  7. AGGRESSIVITA’ REATTIVA:
    Il danno che viene provocato all’altro è guidato da un sentimento di vendetta. È un’azione quasi impulsiva, provocata da un torto ricevuto;
  8. AGGRESSIVITA’ PROATTIVA:
    L’aggressore studi “a tavolino” una vera e propria strategia o piano di azione per recare danno.

Come curarle l’aggressività? Tre strategie per affrontarla

Se i comportamenti aggressivi persistono per maggior parte della giornata e se non si riesce a gestirla o si gestisce con fatica, ecco alcune strategie per depotenziare l’aggressività:

  1. ESPRIMERSI CHIARAMENTE.
    Se spesso si adotta l’aggressività perché l’altro non riesce a comprenderti, allora sarà necessario parlare lentamente e abbassare progressivamente il tono di voce.
    Prova anche a fare frasi corte e semplici;
  2. NON ATTACCARE SUBITO.
    Se senti che stai agendo impulsivamente o in modo violento, insomma se stai mettendo in atto un comportamento aggressivo, fermati. Prenditi del tempo, espira e inspira per cinque volte e comunica come nel punto 1;
  3. TEMPO PER LO SPORT:
    Scegli almeno tre giorni alla settimana per fare sport. Fai quelle attività sportive che scaricano la tensione e ti aiutano a controllare il respiro (es.: corsa; camminata veloce; nuoto);

Iniziare un percorso psicologico per curare l’aggressività 

Se senti di spaventare eccessivamente gli altri oppure se razionalizzi che alzi subito la voce quando qualcosa non ti piace o sei spesso in uno stato di agitazione e non riesci a gestire questo comportamento allora è il momento di chiedere aiuto e iniziare un percorso psicoterapico.

BIBLIO:

Lorenz, K. (2008). L’aggressività (Vol. 22). Il saggiatore.