La finta morte dell’opossum

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Per salvarsi e fuggire dai predatori, molti animali ricorrono a disparate strategie di difesa, altri invece si fingono morti. Quest’ultimo è il caso dell’Opossum, nome scientifico “Didelphis virginiana”, in caso di minaccia entra in una forma di coma, rimane sdraiato di lato, con bocca e occhi aperti, la lingua che fuoriesce, ed emette un liquido verde e maleodorante dall’ano. Il suo comportamento è tale che in inglese tanatosi si dice anche “playing possum”, cioè “fare l’opossum”.

Etimologicamente la parola “paura” deriva dal latino pavor e si identifica come una sensazione di pericolo reale o immaginario. È una delle poche emozioni che accomuna gran parte del regno animale utilizzato ai fini della sopravvivenza della propria specie.

Ad oggi, la paura è considerata un’emozione primaria di difesa da una sensazione di pericolo generato da un evento reale, da un episodio ricordato o frutto soltanto della nostra fantasia.

Cosa accade a livello fisiologico quando siamo impauriti?

Appena uno stimolo minaccioso viene percepito, la nostra risposta fisiologica inizia in una regione chiamata amigdala (una struttura a forma di mandorla posta in profondità bel nostro cervello). Dall’amigdala vengono rilasciati degli ormoni dello che attivano una parte del sistema nervoso (il sistema nervoso simpatico) coinvolto in quelle funzioni definite di «attacco o fuga».

Il sistema nervoso entra in uno stato di allerta, le pupille si dilatano, aumenta il battito cardiaco  e il respiro diviene più accelerato; vi è un incremento della quantità di ossigeno disponibile per i muscoli, con un maggior afflusso di glucosio, mentre organi non vitali, come il sistema gastrointestinale, vengono messi in uno stato di ridotta attività, con una tipica sensazione di nodo alla gola. Il corpo si prepara, così, ad affrontare la minaccia. L’ippocampo e la corteccia prefrontale aiutano a interpretare la minaccia percepita e a comprendere se si tratta di un reale pericolo o meno, e quindi, di conseguenza, a continuare nella situazione di allarme o sospendere la risposta.

È per questo motivo che la paura viene definita come l’emozione responsabile della nostra sopravvivenza.

Che cos’è il freezing?

Oltre alle risposte di “attacco o fuga”, tipiche di una situazione di pericolo è possibile un altro tipo di reazione: il freezing, o meglio “congelamento”. L’essere vivente si nasconde dal predatore e si immobilizza mentre valuta il da farsi.

Cosa accade a livello fisiologico quando siamo “frizzati”?

Davanti ad una minaccia, la sostanza grigia periacqueduttale situata nel mesencefalo attiva una parte del cervelletto chiamata “piramide” che immobilizza il corpo.

Infatti, quando viviamo un episodio improvviso come una violenza, un’aggressione, una rapina o a seguito di un forte stress emotivo, produciamo endorfine in grado di ridurre la forte agitazione e dare origine al cosiddetto effetto “freezing”.

Nello stato di freezing, in presenza di una minaccia costante, la reazione massiva del nostro sistema simpatico genera un blocco vigile, caratterizzato da completa cessazione del movimento ad eccezione della respirazione e dei movimenti oculari, frequenza cardiaca sostenuta, muscoli rigidi e tesi, acutezza sensoriale. Si tratta di uno stato di congelamento vigile, in cui si prova forte paura e si comincia a dissociarsi dalle sensazioni corporee, per ridurre la sofferenza emotiva.

Cosa succede a livello psicologico con il freezing?

A differenza della reazione di attacco-fuga in cui il sistema nervoso simpatico rilascia adrenalina per potenziare la muscolatura e aumentare le pulsioni cardiache o per attaccare o per fuggire, nell’effetto freezing avviene una reazione di bradicardia e d’immobilizzazione, di totale o parziale “congelamento” dei movimenti da parte della persona che sta vivendo la situazione d’emergenza e può avere una durata compresa tra pochi secondi e 30 minuti; viene infatti definita come una reazione fisica ma determinata dalla mente. La paura è così in grado di paralizzare una persona, anche quando sarebbe più opportuno avere una reazione diversa.

È utile il freezing? a cosa serve?

Il freezing ci difende da un trauma emotivo che sarebbe troppo forte da superare, permettendoci di considerare il trauma con una minore intensità.

Tuttavia, alcune volte può capitare che il corpo vada in freezing in maniera automatica e involontaria anche se non vi è un evento traumatico in atto. Spesso questo avviene quando uno stimolo è in grado di riportare alla mente un evento traumatico passato.

In questi casi, la psicoterapia cognitiva comportamentale risulta la più efficace, consentendo un’elaborazione del trauma e, attraverso trattamenti evidence-based, ottenere una remissione dei sintomi.

Dr.ssa Eva Manco
Dr.ssa Eva Manco