by Dr.ssa Mariolina Abriola
«Sul mio profilo normale non posso mettere certe cose, mi guardano tutti. Sul profilo privato o _prvt invece sì, lì sono io».
Così inizia il racconto di Luca (nome di fantasia), un ragazzo di 13 anni che incontro durante un percorso di terapia. I suoi occhi si abbassano quando pronuncia quella parola in codice “_prvt”, quasi fosse un segreto da custodire con attenzione. Ma dietro quella parola si nasconde molto più di un semplice profilo social parallelo: c’è la sua paura di non essere mai abbastanza.
Luca come molti altri ragazzi della sua età, ha un profilo Instagram ufficiale, quello che seguono i genitori, i compagni di classe, i parenti. È ordinato, “pulito”, fatto di poche foto sorridenti e frasi neutre. Niente che possa esporlo a commenti o giudizi. Poi però esiste il suo “profilo _prvt”, un account nascosto, magari con una foto profilo di quando erano bambini, seguito solo da pochissimi amici stretti, dove condivide quello che non si sente libero di mostrare altrove.
«Se voglio mettere una foto strana o scrivere un pensiero un po’ triste, lo faccio lì», racconta. «Sul profilo normale mi vergogno. Ho paura che ridano di me o che dicano che sono stupido».
Per Luca, il profilo privato, è un posto dove può provare a essere autentico, ma sempre con un filtro, quello di una cerchia ristretta. Non è ribellione, non è provocazione come invece molti genitori possono pensare vedendo un altro profilo a cui non possono accedere. È paura. La paura di non reggere il peso del giudizio degli altri.
La Paura di Non Essere Abbastanza: l’Ansia da Prestazione Digitale
Quello che emerge dal racconto di Luca è il cuore del problema: l’insicurezza. Ogni like diventa un voto, ogni silenzio una bocciatura. Gli adolescenti crescono in un contesto in cui la propria immagine non è mai solo personale, ma pubblica e misurabile. E così imparano presto a vivere la propria autenticità con sospetto: “Se mostro chi sono davvero, non basterà mai”.
Il profilo _prvt, allora, diventa una sorta di “palestra emotiva”. Prima di pubblicare una foto sul profilo ufficiale, Luca la prova:
«Chiedo ai miei amici se va bene, se non sembro strano. Solo se mi dicono che è ok, la metto di là».
Un meccanismo che assomiglia più a un esame che a un gioco. Non c’è leggerezza, ma ansia da prestazione. Non c’è condivisione libera, ma il timore costante di un giudizio che pesa come una sentenza.
La Trappola del Profilo Nascosto: Rinforzare l’Insicurezza
Il profilo _prvt, a prima vista, sembra una soluzione: uno spazio privato, lontano dagli occhi dei genitori e dai giudizi di massa. Ma in realtà non fa che rinforzare il circolo vizioso dell’insicurezza. Se la propria autenticità è tollerata solo in uno spazio nascosto, il messaggio interiore che passa è chiaro: “quello che sono davvero non è mai abbastanza per il mondo esterno”.
Così l’adolescente cresce credendo che ci sia sempre bisogno di una maschera: un profilo ufficiale, sorridente e approvato, e un profilo privato, autentico ma invisibile. Due facce della stessa persona, mai completamente integrate.
Il Ruolo degli Adulti: Decifrare il Codice, non Controllare
_PRVT è un codice, un linguaggio che racconta di paure, di desiderio di accettazione e di bisogno di protezione.
I ragazzi parlano con strumenti e parole nuove. Il compito degli adulti non è controllare o smascherare, ma ascoltare e decifrare. Perché se un figlio sente che l’adulto capisce il suo linguaggio, allora saprà che può raccontargli anche le sue paure. Al contrario, ignorare questo mondo significa lasciare i ragazzi soli nella loro fragilità.
La storia di Luca è la storia di tanti adolescenti di oggi. Il compito di noi adulti è quello di ridurre la distanza digitale trasformandola in relazione reale: far sentire a questi ragazzi che possono essere sé stessi senza dover nascondere la loro parte più vera e promuovere una sana crescita personale.
Se sei un genitore preoccupato o un adolescente che si sente schiacciato dal peso del giudizio, ricorda che chiedere aiuto è un segno di forza. Contattaci per un supporto specializzato.
by Dr.ssa Mariolina Abriola
Identificare i segnali di allarme in una relazione tossica è cruciale per poter intervenire tempestivamente. Purtroppo, questi atteggiamenti, nella maggioranza dei casi, non sono da subito evidenti. Spesso si insinuano un poco alla volta all’interno della relazione.
Tra i principali indicatori si includono:
- Dominio e Controllo: Un controllo eccessivo sulle attività, le interazioni sociali e le decisioni personali dell’altro, giustificato spesso da una forte gelosia, può essere un segnale importante.
- Deprezzamento: Costanti critiche, umiliazioni, sia in privato che in pubblico, esplicite o subdole perché nascoste da un forte sarcasmo, possono minare l’autostima del partner compromettendone le scelte e l’indipendenza nella relazione.
- Isolamento: In maniera graduale, si tende ad allontanare il partner dagli affetti e dalle persone care, facendo sì che l’altro non abbia modo di frequentare persone esterne, amici o parenti, ottenendo così un maggiore controllo sulla persona.
- Instabilità Emotiva: Altalenanze frequenti tra estremi emotivi, come esplosioni di rabbia seguite da periodi di eccessiva dolcezza e attenzioni, possono creare una condizione di confusione emotiva e dipendenza affettiva. Questo tema è approfondito nell’articolo “Alfabetizzazione Emotiva”.
- Minaccia e Coercizione: L’uso di minacce, sia sottili che esplicite, per influenzare il comportamento dell’altro, è un chiaro segnale di tossicità.
Strategie di Intervento
Per fronteggiare una relazione tossica, è essenziale adottare strategie mirate che possano garantire la sicurezza e il recupero delle persone coinvolte:
- Riconoscimento e Accettazione: Il primo passo consiste nel riconoscere di essere in una relazione tossica e accettare la necessità di un cambiamento. Questo può richiedere un processo di introspezione e, talvolta, il supporto di un professionista. Leggi l’articolo “Sviluppare un atteggiamento di cura e gentilezza verso te stesso” per approfondire questo aspetto.
- Supporto Esterno: È fondamentale cercare supporto esterno. Amici fidati, familiari o professionisti possono offrire una prospettiva esterna e supporto emotivo necessario per affrontare un forte dolore. Se hai difficoltà a esprimere le tue emozioni, potrebbe esserti utile l’articolo “Non riesco ad esprimere come mi sento: SOS alessitimia!”
- Impostazione di Confini: Stabilire confini chiari è cruciale. Questo include la capacità di dire “no” e di mantenere fermi i propri limiti, proteggendo così il proprio spazio personale ed emotivo. Approfondisci questo tema nell’articolo “Sviluppa il tuo adulto sano!”.
- Piani di Sicurezza: In situazioni di elevata tossicità, specialmente quando si temono ripercussioni fisiche, è vitale elaborare un piano di sicurezza. Questo può includere l’organizzazione di un luogo sicuro dove rifugiarsi in caso di necessità o la programmazione di una via di fuga.
- Terapia e Consulenza: Bisogna ricordare che in una relazione si è in due ma, prima di tutto, è con noi stessi che siamo chiamati a fare i conti, con le nostre risorse e i nostri fantasmi. Nonostante le diverse personalità che potremmo incontrare, nessuno può farci sentire in un certo modo se non ci sentiamo già così (Di troppo amore A. G. Canovi). In questi casi, dobbiamo ricercare dentro di noi le vere motivazioni che ci legano a quella persona fino ad avere la sensazione di non poterne più fare a meno. La terapia con un professionista qualificato è spesso necessaria per elaborare le esperienze vissute e ricostruire l’autostima. La consulenza può anche aiutare a sviluppare strategie efficaci per evitare future relazioni tossiche. Per comprendere meglio il dolore emotivo e i meccanismi che lo alimentano, puoi leggere l’articolo “Capire il Dolore Emotivo: Il Sistema P/A di Jaak Panksepp in Pratica”.
Conclusione
Le relazioni tossiche rappresentano una seria minaccia al benessere individuale e collettivo. Riconoscere i segnali di allarme e intervenire con strategie appropriate non solo può salvaguardare la salute mentale e fisica, ma può anche promuovere relazioni più sane e soddisfacenti in futuro. La sensibilizzazione e l’educazione su questi temi sono fondamentali per prevenire la perpetuazione di dinamiche relazionali dannose.
by Dr.ssa Mariolina Abriola
La Trasformazione dall’Infanzia all’Adolescenza
L’adolescenza è una fase fondamentale di crescita contrassegnata da emozioni intense, da un forte coinvolgimento sociale e da creatività. Si passa dalla sicurezza del nido familiare dell’infanzia, all’indipendenza e alla ricerca di Sé.
Molti adolescenti di oggi si sentono confusi, soli, fuori controllo, spaventati, “disconnessi”, ma in realtà, i nostri figli, vogliono essere “visti”. Alcuni di loro potrebbero anche soffrire di problemi come il Disturbo della Condotta.
La Sfida dei Genitori nell’Era Moderna
Questo mette a dura prova i genitori che spesso ricorrono al supporto psicologico perché disorientati e dubbiosi specialmente nell’era della tecnologia digitale.. Essere genitori di un adolescente comporta capire quando è meglio parlare, quando è meglio stare in silenzio; quando porre limiti o essere permissivi; quando stargli vicino in momenti di incertezza e quando dare conforto se le cose vanno male.
La famiglia deve diventare per l’adolescente un ambiente sicuro dove poter tornare in qualsiasi momento senza sentirsi giudicati.
Comunicazione e Sintonizzazione Emotiva
Peculiare della modernità è il numero crescente di giovani che arriva ad escludere completamente gli adulti dalla propria vita. Tuttavia, il principio fondamentale per affrontare al meglio questa fase, sia per adolescenti che adulti, è proprio quello di lasciare aperti i canali di comunicazione.
Questo è possibile attraverso una comunicazione riflessiva in cui non ci si sofferma sul cosa fare ma sul come ci si sente. L’adolescente ci permetterà di accedere al suo mondo solo se saremo in grado di creare, con il dialogo, uno spazio in cui sente di potersi aprire con autenticità e sincerità.
E’ importante ricordare che non esistono genitori perfetti e soprattutto che non è mai troppo tardi per correggere la rotta.
RIFERIMENTO: Daniel J. Siegel “la mente adolescente”
by Dr.ssa Mariolina Abriola
Sentirsi traditi è estremamente doloroso perché è una sensazione scaturita dalle azioni consapevoli e determinate di un essere umano con il quale si ha un legame profondo.
Motivi del tradimento: perché gli uomini e le donne tradiscono?
Molte sono le teorie al riguardo. Soffermiamoci però solo su alcune.
Teoria biologica del tradimento
La più vecchia trova il motivo nell’origine biologica: “Gli uomini tradiscono perché sono fatti proprio cosi!”
Per uomini ovviamente si intende, anche le donne. Infatti oggi, il tasso d’infedeltà delle donne sta raggiungendo quello degli uomini (Schmitt, Alcalay, Allik et al.,2004).
Sicuramente il desiderio sessuale degli uomini è superiore a quello delle donne (Baumeister, Catanese e Vohs, 2001): ci pensano più assiduamente, le fantasie sessuali sono più frequenti ed eterogenee e prendono più spesso l’iniziativa. Le mogli affermano di essere generalmente soddisfatte della quantità di rapporti sessuali nel matrimonio, mentre i mariti preferirebbero un aumento del 50% (Ard, 1977). Questo potrebbe generare sentimenti di delusione e risentimento da parte di entrambi.
Gli uomini, diventano più propensi all’infedeltà perché cercano frequenza, varietà, novità sessuale che manca; le donne al contrario, sono inclini all’infedeltà perché nell’altro partner ricercano l’intimità e la comprensione che manca con il marito. Per queste differenze di genere, gli uomini infedeli hanno maggiori probabilità di avere molteplici amanti, mentre le donne ne hanno tendenzialmente solo uno (Spanier, Margolis, 1983).
Teoria dell’attaccamento del tradimento
Per la teoria dell’attaccamento (Ainsworth, 1967), il sesso, invece, non è solo una funzione biologica mirata al piacere ma possiede un significato relazionale implicito e l’infedeltà può essere un segnale di attaccamento insicuro.
Cercare sesso occasionale e disimpegnato all’esterno di una relazione può essere espressione di un attaccamento evitante (scopri cos’è l’attaccamento evitante) in quanto la sessualità matrimoniale potrebbe essere considerata troppo intima e pertanto opprimente e soffocante. Un attaccamento ansioso, invece, ricerca una conferma di amabilità e di valore personale e potrebbe considerare i rapporti sessuali matrimoniali insoddisfacenti perché routinari.
Conseguenze del tradimento nella coppia
Ma cosa succede di fronte ad un tradimento? Scoprire un tradimento è a dir poco doloroso. La persona amata ci ha ingannato e la rabbia, la vergogna, l’umiliazione, possono essere profondi e produrre flashback intrusivi che rimandano al momento in cui il tradimento è venuto alla luce, accompagnati dall’immagine disturbante del proprio partner che intrattiene rapporti sessuali con un’altra persona.
Spesso, le fantasie di vendetta possono costituire una difesa dalla vergogna e dall’umiliazione di essersi stupidamente fidati del partner e di essersi sacrificati per una persona che ha tradito la nostra fiducia.
La vendetta e la punizione inflitta al partner ci illude di ricevere un’attesa ricompensa, un ripristino della nostra dignità.
Le ricerche dimostrano il contrario. Chi persegue la vendetta tende a rimuginare ripetutamente su ciò che è accaduto non avendo cosi la possibilità di riprendere la propria normalità, nonostante sia difficile rinunciarci. La dignità si ricostruisce quando si decide di lasciar perdere e ci si ricorda che il nostro modo di amare, maturo, disponibile, fiducioso è una risorsa che ci caratterizza e rimanere fedeli a noi stessi e al nostro modo di essere è la soluzione che più ci rispecchia. Ovviamente questo percorso ha bisogno di tempo ma non è affatto impossibile. (Per superare un tradimento o chiedere un consulto clicca qui per pagina contatti).
I 4 cavalieri dell’apocalisse nella relazione di coppia
Gottman (2011) ha cercato di definire tra partner le modalità di relazione che possono rappresentare fattori di rischio per l’infedeltà. Vengono definiti i 4 Cavalieri dell’Apocalisse: Critica, Disprezzo, Ritiro sulla difensiva, Ostruzionismo.
Critica
La critica molto spesso non è costruttiva. Il desiderio che il nostro partner cambi, per lo più anche velocemente, spesso ci mette nella condizione di criticare uno specifico comportamento che potrebbe essere modificato ma, se lo attacchiamo costantemente e ripetutamente compromette solo la relazione. “Se mi amassi veramente cambieresti”, questo spesso nasconde una modalità di comunicazione per lo più critica. Ma nella realtà non è così. Ognuno di noi ha la propria storia che ci caratterizza pertanto cambiare non dipende totalmente dalla volontà del nostro partner.
Disprezzo
Il disprezzo, veicolato anche dallo sguardo e dal tono di voce è il più letale. Ricevere giudizi altamente negativi (Sei sciatto! Sei disgustoso! Sei irrispettoso! Sei stupido!) può solo innescare dinamiche di conflitto. La persona che esprime la critica è convinta che la sua opinione sia legittima perché basata su mesi o anni di sopportazione e pertanto può sentirsi giustificata se, in un momento di avvilimento, esprime giudizi offensivi contro il proprio partner. Non è sicuramente questa la strada giusta per il cambiamento, avvicinamento o comunicazione con il partner.
Ritiro e Ostruzionismo
Litigare è spiacevole pertanto spesso si cerca di evitare il conflitto attraverso il ritiro o l’ostruzionismo. Invece di discutere si esprime l’ostilità in modo indiretto con freddezza e silenzio.
Importanza della comunicazione
Chi ha una relazione da lungo tempo dovrebbe riconoscere i 4 Cavalieri dell’Apocalisse perché tutti litighiamo mettendo in atto i suddetti atteggiamenti quando siamo arrabbiati o ci sentiamo attaccati dal nostro partner. Gottmann ha scoperto che le coppie sono in pericolo solo quando la percentuale d’interazioni negative supera ampiamente quelle positive.
Riconciliazione
Importante è riconciliarsi dopo un litigio. Riconciliarsi aumenta la fiducia mentre non accettare l’offerta di pace allontana ancor di più dal partner. Per Gottman questo può rappresentare un ulteriore fattore di rischio per l’infedeltà.
Cos’è determinante allora? Parlare. Parlare apertamente senza sentirsi umiliati. La comunicazione nella coppia permette maggiore sperimentazione e pertanto ci rende più gratificati nella relazione. Essere autentici e non avere alcuna necessità di nascondere i propri pensieri e sentimenti ma esprimerli in modo diretto, semplice e affidabile. Pertanto, la possibilità di esprimere i propri desideri e dubbi sulla sessualità di coppia aiuta a sentirsi capiti, a capire e quindi a sentirsi uniti. L’autenticità può essere considerata l’antitesi dei quattro cavalieri dell’Apocalisse e rappresenta un fattore importante per una relazione sana e duratura.
Bibliografia
Lawrence Josephs “Infedeltà. Scienza delle relazioni e psicoterapia”. Raffaello Cortina Editore
by Dr.ssa Mariolina Abriola
“Non siamo mai cosi privi di difese come nel momento in cui amiamo” FREUD
“Quindi……il vero amore esiste?”
Forse, spesso, e quasi tutti ci siamo trovati di fronte a questa domanda. Ma altrettanto spesso, purtroppo, senza alcuna risposta.
Attualmente film, soap opera, giornali ci propongono immagini di un amore romantico che molti di noi ricercano nella propria quotidianità e soprattutto nelle proprie relazioni. Ma cosa cerchiamo veramente? In una relazione cosa ci fa stare veramente bene? Cosa ci manca quando non siamo felici?
John Bowlby dopo la seconda guerra mondiale rivoluzionò il mondo con la teoria dell’attaccamento secondo cui il contatto amorevole ed emotivo con i bambini è importante, almeno, tanto quanto il nutrimento fisico. In un’epoca in cui per crescere bene era necessaria un’asettica e razionale distanza dai bambini per renderli adulti competenti, autonomi e non troppo dipendenti e “appiccicosi”, Bowlby mette in evidenzia l’assoluto bisogno di sicurezza, di costante vicinanza fisica ed emotiva. Per noi adulti è lo stesso.
Il “Vero amore” su cui ci interroghiamo nella vita di tutti i giorni coincide, quindi, con il termine specifico di “legame sicuro” come indicato da Hazan e Shaver (1987) validando le ipotesi di Bowlby sull’attaccamento adulto.
Quando nella relazione sentiamo di poter rispondere in modo affermativo a queste domande, possiamo dire di vivere il nostro Vero Amore:
- Posso contare su di te?
- Posso fidarmi di te?
- Ci sarai quando avrò bisogno di te?
- Ci tieni a me?
- Hai bisogno di me?
Mikulincer e Shaver (2013) evidenziano che in un legame “sicuro”,
- Affrontiamo con maggiore facilità le incomprensioni e ci sentiamo meno arrabbiati perché non attribuiamo intenzioni particolarmente negative all’altro;
- Manifestiamo la rabbia in modo più controllato;
- Sviluppiamo maggiore abilità nel risolvere i problemi, valutarne abilmente sia gli aspetti positivi che negativi;
- siamo più autonomi. Se percepiamo che il nostro partner accetta i nostri bisogni ci rende più fiduciosi in noi stessi per soddisfarli;
- Sentirci amati ci rende più forti e capaci di riconoscere le nostre potenzialità e i nostri limiti;
- Sentirci in un legame positivo ci protegge dallo stress.
Comprendere questi aspetti è importante non solo perché ci aiuta a capire la nostra relazione, ma è il primo passo per costruire una vita relazionale soddisfacente in futuro, per costruire il nostro legame sicuro, il nostro Vero amore.
Questionario per valutare la relazione di coppia
Completa il questionario e rifletti sulla relazione, esplorandola se preferisci, anche insieme al tuo partner. A volte la percezione dell’altro non coincide con quello che pensiamo.Prendetevi del tempo, rispondete sinceramente, alternandovi, senza accuse e/o critiche, questo non servirebbe.
Per calcolare il punteggio, attribuisci un punto ad ogni risposta ”vera”.
E’ bene che ognuno parli di sé per 5 minuti senza sentirsi giudicato.
Buon confronto!
| Il tuo partner è accessibile? |
| 1 |
Riesco ad avere facilmente l’attenzione dal mio partner |
V |
F |
| 2 |
E’ facile per me connettermi emotivamente al mio partener |
V |
F |
| 3 |
Il mio partner mi dimostra che io vengo prima di lui/lei |
V |
F |
| 4 |
Non mi sento né solo né escluso in questa relazione |
V |
F |
| 5 |
Posso condividere i miei sentimenti più profondi. Lui/lei mi ascolterà |
V |
F |
| Il tuo partner è responsivo? |
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| 1 |
Se ho bisogno di conforto lui/lei ci sarà |
V |
F |
| 2 |
Il mio partener capisce da solo quando ho bisogno che lui/lei mi stia vicino |
V |
F |
| 3 |
So che posso fare affidamento sul mio partner quando sono insicuro e ansioso |
V |
F |
| 4 |
Anche se discutiamo so di essere importante per lui/lei e che troveremo una soluzione |
V |
F |
| 5 |
Se ho bisogno di essere rassicurazione merito a quanto sono importante per lui posso chiederglielo |
V |
F |
| Siete uniti emotivamente? |
| 1 |
Con lui mi sento a mio agio |
V |
F |
| 2 |
Posso fidarmi più o meno per qualsiasi cosa |
V |
F |
| 3 |
Anche se separati so che siamo uniti emotivamente |
V |
F |
| 4 |
So che al mio partner interessano le mie gioie, i miei dolori e le mie paure |
V |
F |
| 5 |
Sono sufficientemente sicura di assumermi dei rischi emotivi con il mio parner |
V |
F |
Punteggio
| 7 o più |
Possibile legame sicuro ma sicuramente sulla buona strada! |
| Meno di 7 |
Bisogna rafforzare il vostro legame |
Bibliografia:
Hazan, C., Shaver, P.R. (1987). Romantic love conceptualized as an attacchament process. Journal of Personality and Social Psycology, 52,3, pp.511-524. “L’attaccamento in età adulta”, 2013. Mikulincer e Shaver.
Johnson, S., Stringimi forte. Sette passi per una vita piena d’amore.