by Centro Flegreo
La personalità è il peculiare modo di pensare, sentire e comportarsi che ci distingue gli uni dagli altri. La personalità di ciascuno di noi è influenzata dalle esperienze che facciamo, dall’ambiente nel quale cresciamo e da aspetti ereditari. La caratteristica della personalità è quella di rimanere stabile nel tempo.
I disturbi della personalità sono modelli disadattivi di pensiero, e comportamento a lungo termine che differiscono significativamente da ciò che ci si aspetta, cioè si discostano dalle norme e dalle aspettative sociali del proprio ambiente di riferimento.
Se non diagnosticati e adeguatamente trattati causano problemi interpersonali, inadeguate capacità di coping e sofferenza per tutto l’arco di vita, dal momento che la struttura della personalità si sviluppa precocemente tende a rimanere stabile nel tempo. Spesso il comportamento è egosintonico, cioè è coerente e funzionale rispetto all’immagine di sé, e quindi è percepito come appropriato, questo contribuisce alla rigidità e pervasività in più aree di vita.
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Cos’è l’oziofobia
Il termine oziofobia è stato coniato dallo psicologo spagnolo Santandreu per definire un senso di inquietudine e ansia quando ci concediamo del tempo libero.
Il nostro stile di vita, soprattutto nelle società occidentali, è profondamente influenzato da credenze che ci portano a credere che esista un legame imprescindibile tra il tempo che spendiamo nell’essere produttivi, il nostro valore come individui e più in generale il senso delle nostre esistenze. Tali credenze agiscono come automatismi ben collaudati nelle nostre menti che ci spingono a sentire la necessità di rendere in qualche modo anche il nostro tempo libero produttivo. Se non ci riusciamo o non è possibile, finiamo poi per sentirci in colpa, a disagio con noi stessi. Subentra allora la noia, un’emozione che nell’epoca delle miriadi di distrazioni offerte dal mercato e dalla tecnologia digitale, siamo ormai quasi del tutto incapaci di gestire.
Oziofobia e noia
Secondo Eastwood e colleghi (2012) la noia è un’esperienza caratterizzata proprio da un desiderio insoddisfatto di fare-esperire qualcosa di appagante. Stiamo parlando, quindi, di un’emozione aversiva che emerge quando il livello di stimolazione sensoriale a cui siamo abituati durante la settimana si abbassa fisiologicamente proprio durante il tempo libero. A quel punto, sempre secondo gli stessi autori, tendiamo a focalizzarci proprio sulla noia, sul fatto che non siamo in grado di riportare la mente al normale (per quanto faticoso) livello di stimolazione, sperimentando livelli crescenti di frustrazione e colpa.
A ciò si aggiunge il fatto che la noia ci costringe ad entrare in contatto con noi stessi, riportando a galla fragilità, emozioni spiacevoli e ricordi dolorosi che spesso tendiamo a evitare proprio attraverso il costante impegno nelle attività quotidiane.
Può accadere, poi, che entri in azione la convinzione che per stare meglio dobbiamo uscire più velocemente possibile da questo stato, cercando d’indirizzare la mente verso altri stimoli, spesso costituiti da spinte consumistiche, l’utilizzo di piattaforme di intrattenimento e soprattutto dei social network, in una sorta di meccanismo di evitamento della noia che finisce con l’alimentare ulteriormente la “fobia dell’ozio”.
Oziofobia e Social
Tra i vari fattori che alimentano l’oziofobia, una menzione speciale va fatta ai social network, in quanto rappresentano delle sorti di vetrine virtuali attraverso le quali cerchiamo di rimandare al mondo un’immagine ideale di noi stessi e delle nostre vite, ammantate di successo, esperienze positive, perfezione estetica. Ciò determina inevitabilmente che i social diventino dei parametri di confronto costante tra le nostre vite e quelle degli altri, dove “gli altri” sembrano sempre apparentemente in grado di fare qualcosa di più interessante o gratificante di noi (Fowler, Christakis, 2008).
Ciò inconsapevolmente può alimentare una sensazione di star sprecando quella parte del nostro tempo appunto “libero” dal lavoro che, lungi dal sentire di poterlo dedicare a noi stessi, all’ascolto dei nostri reali bisogni, riteniamo invece di doverlo utilizzare “produttivamente” per colmare quello che attraverso i filtri dei social può apparire come un “gap” tra le nostre vite e quelle degli altri.
Rivalutare l’ozio
Ciò fa si che il tempo libero, non potendolo dedicare ad un vero ozio inteso come un tempo svincolato dall’esigenza di essere produttivi, diventi un ulteriore fonte di stress psicofisico. Non a caso, secondo una ricerca condotta dalla Pennsylvania State University (2018) nel weekend i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) tendono paradossalmente ad essere più elevati rispetto ai giorni feriali. In questo, le culture e le tradizioni filosofico – spirituali orientali hanno molto da insegnarci: essere in grado di calmare la mente dal suo incessante lavorio almeno nei momenti liberi, godendoci un vero ozio, è una risorsa fondamentale che sarebbe utile imparare a coltivare e che può portare enormi benefici nelle nostre vite.
Il tempo libero può essere rivalutato per quello che è realmente: una pausa dagli stimoli del mondo, in grado di riconnetterci con i nostri bisogni, comprendere ciò che è realmente salutare per noi nel qui ed ora, aiutandoci a “ricaricare le pile” e a vivere vite più serene.
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Comunicare al proprio figlio che la famiglia si sta per allargare e che è in arrivo un fratellino o una sorellina, potrebbe rappresentare, per alcuni genitori, una fonte di preoccupazione. I primi dubbi riguardano la reazione che il figlio potrebbe avere davanti a tale notizia e da qui è caccia alle parole giuste!
Effettivamente non ci sono parole più adeguate di altre; ma alcuni consigli potrebbero fare al caso vostro.
Chiarezza e sincerità: Bisogna spiegare in modo chiaro e sincero, con un atteggiamento possibilmente tranquillo e tramite un linguaggio adatto all’età del figlio, cosa probabilmente succederà, quali cambiamenti ci saranno e come l’arrivo del fratellino e/o della sorellina modificherà un po’ le abitudini della famiglia.
PRIMO PASSO: AFFRONTARE I CAMBIAMENTI DELLA VITA QUOTIDIANA
In primo luogo, il consiglio è di soffermarsi sui diversi aspetti del cambiamento quindi facendo attenzione anche a quelli più pratici che riguardano la vita quotidiana e che possono essere considerati come banali. Per esempio, spiegare al proprio figlio che la mattina probabilmente la mamma non lo potrà più accompagnare a scuola, ma ci sarà il nonno poiché, non appena arriverà il fratellino e/o la sorellina, necessiterà di molte cure da parte del genitore. Conoscere e sapere cosa sta per succedere ha un effetto tranquillante per tutti, ma questo risulta essere ancora più vero per un bambino. In questo modo il figlio avrà meno sorprese e delusioni e non arriverà probabilmente a costruirsi fantasie bizzarre per sopperire alla mancanza d’informazioni.
SECONDO PASSO: AFFRONTARE GLI ASPETTI EMOTIVI
In secondo luogo, il consiglio è di ascoltare i suoi dubbi ed eventuali paure e di rassicurarlo. Di seguito potrebbe esservi utile una bellissima metafora utilizzata dal Professore Fabio Celi (Dirigente Psicologo dell’USL della Regione Toscana e docente di psicopatologia dello sviluppo) che si potrebbe usare per tranquillizzare il proprio figlio: “Il bene di mamma e papà non è come una torta, se uno, invece che avere una torta tutta per sé, deve dividerla con un altro, ne mangerà di meno. Il bene di mamma e papà è come il calore del sole. Non si divide. Il sole riscalda nello stesso modo un bambino, dieci bambini e cento bambini. Se sei in spiaggia a giocare, non devi dividere il calore del sole tra i tuoi amici che sono in spiaggia con te. Tu prendi tutto il calore. Anche gli altri prendono tutto il calore e forse in tanti ci si diverte di più”.
Oltre ad avere un effetto di rassicurazione in termini di amore dei genitori nei confronti del figlio, nell’ultima frase emerge un aspetto molto sottile: la possibilità che forse ci si potrà divertire più di prima con il nuovo arrivato.
Come gestire la gelosia con l’arrivo di un altro figlio?
La gelosia che il figlio più grande può provare per il nuovo arrivato potrebbe essere considerata come un evento fisiologico e si può dire anche che quando quest’emozione è totalmente assente dovrebbe farci riflettere. Sicuramente un po’ di sana gelosia non ha mai fatto male!
NON ENFATIZZARE LA GELOSIA: di fronte a quest’emozione bisogna assumere un atteggiamento più comprensivo e rassicurante possibile.
In casi estremi, la gelosia si manifesta con comportamenti aggressivi e, a volte, pericolosi nei confronti del nuovo arrivato. In questo caso, mettere al sicuro il bambino piccolo e provare a dare significato al comportamento disfunzionale senza rinforzarlo al fine di non favorire un aumento dei sintomi.
PRIMA ASCOLTARE, COMPRENDERE, ACCETTARE E INCORAGGIARE L’ESPRESSIONE LIBERA E ADEGUATA DELL’EMOZIONE E POI RIFLETTERE INSIEME: se il figlio più grande si arrabbia poiché non riesce a dormire di notte a causa del pianto del nuovo arrivato, bisogna prima ascoltarlo e comprendere che, dietro a quella frase, sta esprimendo un’emozione e allo stesso tempo deve essere valorizzata la capacità di essere riuscito ad esprimersi. Invece, se rispondiamo davanti ad una esternalizzazione di un’emozione: “Ma non ti vergogni?!”, la volta seguente probabilmente esprimerà quell’emozione in altro modo che potrebbe anche essere peggiore.
In un secondo momento quando il bambino si sentirà libero di dire ciò che prova, si può riflettere con lui ragionando sul fatto che puzza poiché è piccolo e ha bisogno di cure da parte di un adulto. Come detto in precedenza, prima bisogna ascoltare l’emozione e poi ragionarci insieme.
Inoltre, i genitori, nonostante gli impegni legati al nuovo arrivato, dovrebbero ritagliarsi del tempo da dedicare anche all’altro figlio. Così come anche gli amici e i parenti possono dare il loro contributo in questo processo, prestando attenzione non solo al nuovo arrivato, ma anche al bambino più grande portando anche a lui un regalo oppure manifestando sincero interesse anche per l’altro.
Quando i genitori nonostante abbiano messo in pratica i consigli sopra riportati, notano:
- Forte irritabilità
- Mal di testa o mal di pancia ricorrenti
- Problemi del sonno
- Problemi alimentari
Questi sintomi potrebbero essere segnali da tenere sotto controllo come indicatori di disagio.
Rispetto a questi sintomi, occorre rivolgersi innanzitutto al pediatra di riferimento per escludere un disturbo fisico. Dopodiché, se la problematica rimane costante, ci si potrà rivolgere al centro flegreo di psicoterapia cognitiva che vi aiuterà a superare queste difficoltà.
Bibliografia
Fabio Celi (2018). La psicoterapia in età evolutiva. Hogrefe
Dr. Roberta Rosa Rosa