by Dr.ssa Francesca Salvatore
Settembre è quasi giunto al termine e le tanto attese e bramate vacanze sono terminate. Prima che possiamo accorgercene ci troviamo ad affrontare il tanto temuto “ritorno alla realtà”, che corrisponde nella maggior parte dei casi, al rientro in città e al lavoro. Probabilmente ad aspettarci ci sono le questioni “sospese”, che abbiamo deciso di procrastinare e affrontare al rientro.
Se già la procrastinazione, che di per sé è una strategia disfunzionale per gestire l’ansia, non aiuta, il rientro dalle vacanze potrebbe essere accompagnato da un gran senso di tristezza ed altri sintomi tipici di una sindrome piuttosto comune chiamata: Sindrome post-vacanze.
Stordimento, tachicardia, astenia, calo della concentrazione, irritabilità, preoccupazione, ansia anticipatoria, affaticamento, disturbi del sonno, sono i sintomi più diffusi di questa condizione che, come caratteristica ha quella di essere passeggera. Se i suddetti sintomi sono prolungati, è consigliabile rivolgersi ad uno specialista per escludere la presenza di un disturbo ansioso e/o depressivo, e perché no, valutare la possibilità di intraprendere un percorso psicoterapeutico.
Ma cos’è la Sindrome post-vacanze e perché potremmo sperimentarla?
La sindrome post-vacanze o anche detta sindrome da rientro, ci raccolta il disagio e la difficoltà di tornare ad un tempo veloce e frenetico in cui i ritmi sono molto serrati e gli impegni lavorativi sono vissuti come imposti e sacrificali. In vacanza o in viaggio, probabilmente, abbiamo rallentato e siamo stati immersi in un tempo “analogico”, fatto di connessione sensoriale e contatto con Sé, con i propri bisogni e col momento presente.
Forse ci siamo concessi di posare il nostro sguardo su tramonti, paesaggi, mare, montagna o su un appassionante romanzo; di annusare gli odori della natura; di toccare la sabbia; di gustare un buon cibo; di ascoltare buona musica. Dunque, si può smontare l’equivoco secondo cui “la mente si ricarichi col riposo” e percorrere la strada del benessere mentale, fatto di presenza e rallentamento.
Come rendere meno traumatico il rientro:
A questo punto, dovrebbe essere semplice immaginare quali strategie adottare per non rendere troppo “traumatico” il rientro! Si seguito eccone alcune:
- Non vivere le vacanze come un evitamento e quindi una fuga dalla realtà. Piuttosto potrebbe essere funzionale osservare, scoprire ed entrare in contatto a livello sensoriale con la realtà (anche se non è sempre rappresentata da un tramonto!) senza negarla;
- Ritagliarsi alcuni minuti al giorno per coltivare il nostro benessere attraverso attività piacevoli e che coinvolgano il più possibile i nostri sensi: leggere qualche pagina di un libro, annusare un fiore, gustarsi un caffè, camminare;
- Ricominciare gradualmente tutte le attività, senza farsi prendere dalla mole d’impegni, prendersi quindi, il giusto tempo, per riambientarsi e abituarsi alla routine;
- Non abbandonare gli hobby coltivati in vacanza! Se durante il periodo di pausa si sono scoperti nuovi passatempo, potrebbe essere gratificante e rilassante continuare a coltivarli durante le pause a lavoro.
by Dr.ssa Francesca Salvatore
Nelle prime ore del 24 febbraio 2022 è successo qualcosa che non avremmo mai voluto sapere: le forze russe hanno invaso l’Ucraina facendo emergere un’attivazione empatica nella gran parte della popolazione mondiale.
Sentirsi coinvolti emotivamente dalla guerra
Grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi media è possibile ricevere aggiornamenti, notizie, video ed immagini in tempo reale, 24 ore su 24, rispetto a ciò che sta accadendo a pochi passi da noi: stiamo assistendo a quella che è a tutti gli effetti una prevaricazione sostenuta dall’asimmetria di potere e a manifestazioni brutali mantenute da un’intenzionalità crudele. Tutto questo probabilmente ci ha trascinato in un turbinio di forti di emozioni quali, alcune fra tante, l’impotenza, la paura, la rabbia, i sensi di colpa, la tristezza.
Forse abbiamo sentito l’impotenza, quell’emozione che ci fa sentire messi al muro, intrappolati in una posizione di spettatori dinanzi ad un evento tanto grave quanto doloroso.
Forse abbiamo sentito la paura, quella risposta pervasiva di allarme davanti ad accadimenti inattesi e improbabili rispetto al contesto in cui si verificano.
Forse abbiamo sentito la rabbia, quello stato emotivo che si lega alla sensazione d’ingiustizia e di aver subito un danno e che è determinato dall’istinto di difenderci.
Forse abbiamo sentito i sensi di colpa, quel sentimento che ci accompagna quando sentiamo di non meritare ciò che abbiamo, in questo caso un posto sicuro in cui poter vivere.
Forse abbiamo sentito la tristezza, la manifestazione emotiva al dolore, che sia di natura psicologica, emotiva o fisica.
Oltretutto, eventi collettivi traumatici di questa natura, possono rappresentare per gli esseri umani dei veri e propri trigger, ovverosia stimoli connessi anche in modo indiretto a specifici eventi traumatici che ci hanno riguardato in prima persona, suscitando potenzialmente il triggering, una forte risposta fisica ed emotiva (Fisher, 2021). In altre parole, potrebbero riattivarsi memorie traumatiche soggettive.
Cosa possiamo fare se ci sentiamo particolarmente attivati dalle notizie della guerra tra Russia e Ucraina?
- Non giudicarti per quello che stai provando. Non respingere la manifestazione delle tue emozioni: è del tutto normale sentire di essere attivati. Le emozioni sono risposte che orientano, guidano e informano sul mondo interno ed esterno, comprendono una predisposizione all’azione e, soprattutto, accomunano tutti gli esseri umani. Accoglile e fermati ad osservarle, potrebbe essere interessante scoprire che stanno raccontando qualcosa di te.
- Non sovraesporti alle informazioni. Ritaglia un momento della giornata che dedicherai a questa attività, che sia circoscritto in un arco temporale, dopodiché dedicati ad altro.
- Ritagliati uno spazio per poter essere sostenuto nel delicato e importante processo di riconoscimento e accoglienza delle tue emozioni. Prendere consapevolezza delle proprie risposte emotive è l’unica strada possibile per assumere un ruolo attivo nella propria vita e non farsi trascinare da ciò che succede. La psicoterapia e i percorsi di tipo psicologico potrebbero essere il luogo adatto per fare ciò.
Il sentimento d’incertezza, insicurezza e sfiducia per il futuro producono una situazione stressante che può culminare in un vero e proprio quadro sintomatologico invalidante. L’insonnia, il calo del tono dell’umore, i dolori e le tensioni muscolari, le somatizzazioni fisiche, il mal di testa sono solo alcuni dei sintomi più comuni.
In questi casi è auspicabile ricorrere ai ripari con un percorso di sostegno psicologico.
Il nostro centro può essere il posto giusto per farlo.