Disturbo da Attacchi di Panico e agorafobia

Disturbo da Attacchi di Panico e agorafobia

Partiamo dal concetto fondamentale per parlare di tutti i disturbi d’ansia, quindi compreso il Disturbo di Attacchi di Panico e Agorafobia: Ansia.

Spesso affermiamo di provare ansia, la cosa particolare è che l’ansia non è un emozione bensì è il precursore di un emozione che noi chiamiamo Paura. L’ansia, così come la paura, sono  fondamentali per la nostra sopravvivenza; infatti senza l’ansia saremmo già stati cacciati dal leone nella savana. Ebbene si, nonostante nella vita quotidiana spesso ci lamentiamo dell’ansia, in realtà dovremmo ringraziarla perché ci permette di agire correttamente nel mondo. Prima di un esame generalmente sentiamo ansia, questo perché la nostra mente pensa che ci sia un potenziale pericolo (quindi NON c’è ancora un reale pericolo), ad esempio il timore di essere bocciati (se è un esame scolastico/universitario), di non essere ammessi (se è un esame di un concorso), oppure un responso positivo (se è un esame medico). Ciò che la definisce il precursore della paura è dato dal fatto che quando proviamo paura realmente siamo di fronte ad un pericolo, ad esempio il leone che ci sta attaccando, un mal intenzionato ci sta derubando.

Sentire ansia ci permette di sentire il sentore dell’allarme e di non arrivare ad una situazione di reale pericolo.

Questo accade quando l’ansia funziona correttamente. Altre volte però, capita che una persona possa sentire una forte ansia e non capisce il perché. Uno dei modi disfunzionali di provare questa sgradevole sensazione è tramite gli attacchi di panico. L’attacco di panico necessita di alcuni ingredienti:

  • Palpitazioni tachicardia
  • sudorazione
  • tremori fini o a grandi scosse
  • dispnea o sensazione di soffocamento
  • sensazione di asfissia
  • dolore o fastidio al petto
  • Dolore o intorpidimento al braccio sinistro
  • nausea o disturbi addominali
  • sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento
  • Derealizzazione, ovvero sensazione di irrealtà come se non si riconoscesse la forma degli oggetti intorno a sé
  • Depersonalizzazione, ovvero sensazione di essere distaccati da se stessi, di non riconoscimento
  • brividi o vampate di calore

 

Non è necessario di avere tutti questi sintomi per avere un attacco di panico, infatti bastano pochi sintomi e dipende anche da quanto sono acuti tali sintomi. Oltre a questi la persona viene accompagnata da un timore che generalmente è il timore di stare per morire spesso con un attacco cardiaco, oppure il timore di impazzire, oppure il timore di perdere il controllo. Capita che le sensazioni siano così forti e che l’ansia sia così intensa da arrivare a pensare che il timore di morte (o il timore in corso) stia per avverarsi, tanto da andare al pronto soccorso. In genere l’attacco di panico non dura molto, anche pochi minuti ma la persona che ne prova esperienza lo percepisce come molto più lungo. Durante l’attacco la persona può comportarsi in diversi modi: cercare di fuggire, correre, può urlare.

 

Questa descrizione è essenziale ma non sufficiente per parlare di Disturbo da Attacco di Panico (DAP), infatti anche chi non soffre di questo disturbo può aver avuto esperienza dell’attacco. Ciò che trasforma l’attacco in un disturbo è il timore di avere altri attacchi di panico. Infatti, quando si inizia ad avere paura di avere attacchi di panico, la persona inizia a cambiare comportamenti. Infatti può iniziare ad isolarsi per non avere attacchi di panico di fronte ad estranei, questo accade perché alcune persone possono vergognarsi di questi attacchi; oppure possono portare con sé oggetti “salva vita” come una bottiglia d’acqua oppure dei calmanti; possono avere degli accompagnatori, come il/la proprio/a coniuge, amici stretti o parenti di cui ci si fida; può iniziare ad evitare di uscire di casa per paura di avere un attacco per strada; la persona può evitare di fare sforzi fisici e attività motoria; può evitare luoghi dove non ci sono vie di fuga. Qualche volta, a questa condizione, si può associare anche sintomi depressivi, questo sia a causa del cambiamento dello stile di vita e sia perché non si sa come uscirne.

Un altro disturbo d’ansia che spesso si associa al DAP è l’agorafobia. Questo perché spesso chi soffre di agorafobia quando si trova nel luogo temuto, manifesta l’ansia tramite attacchi di panico.

Inizialmente si tendeva a pensare che la persona che soffrisse di agorafobia temeva gli spazi aperti, oggi invece si includono anche spazi chiusi, spazi stretti, luoghi senza via d’uscita, ma anche file nei negozi e luoghi affollati (come centri commerciali).

Come abbiamo detto prima, l’ansia si sente quando c’è un potenziale pericolo. In questo caso qual è il pericolo? È quello di non potersi allontanare e salvarsi facilmente se si trova in uno di questi posti. Anche qui vediamo che la nostra persona inizia ad avere dei cambiamenti nel comportamento, quindi come per gli attacchi di panico, si possono presentare gli stessi evitamenti e le stesse accortezze aggiungendo l’evitamento dei luoghi temuti. La persona può iniziare ad eliminare anche mezzi di trasporto pubblici e la vita può essere così limitante tanto da poter perdere il lavoro e l’isolamento.

 

Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Pensare sempre a qualcosa in modo pervasivo durante l’arco della giornata oppure pensarla per giorni o settimane non si che la persona soffra di disturbo ossessivo compulsivo (DOC). La motivazione per cui si pensa costantemente a qualcosa può essere legato a motivazioni come delusioni d’amore, impegni lavorativi, comprovati problemi di salute, etc.
Il Disturbo ossessivo compulsivo (DOC) può essere presente sia negli adulti che nei bambini.

Cos’è il disturbo ossessivo compulsivo (DOC)?

Quando si parla di disturbo ossessivo compulsivo si deve prima di tutto considerare il nome stesso del disturbo:

  • Ossessivo: questa parola indica che la persona in questione manifesta delle ossessioni. Le ossessioni sono dei pensieri, delle paure che costantemente sono presenti nella sua testa. Lei rumina costantemente senza riuscire a far smettere i pensieri. Queste paure sono timori di non aver fatto qualcosa o che le azioni della persona in questione possano creare danno, ad esempio timore di non aver chiuso il gas prima di uscire di casa, paura di potersi contagiare di qualche malattia.
  • Compulsioni: normalmente quando pensiamo di poter creare danno, cosa facciamo? In genere proviamo a prevenire quel danno. Lo stesso accade nel disturbo ossessivo compulsivo, solo in modo molto più estremo. Infatti, se la persona che soffre di questo disturbo teme di essere uscito di casa senza chiudere la manopola del gas, tornerà a casa a controllare diverse volte, anche 4-5 volte; oppure se teme di contagiarsi prendendo qualche virus, si laverà le mani parecchie volte al giorno, anche 15-20 arrivando anche a rompersi le mani. Questo comportamento serve sia per cercare di evitare il danno ma anche per tentare di far cessare le ruminazioni.

Questi sono gli ingredienti principali per parlare del disturbo ossessivo-compulsivo. Ovviamente non è solo questo, infatti quello che succede è che la propria vita è incentrata sulle proprie ossessioni e sulle relative compulsioni.

Esempio disturbo ossessivo-compulsivo

La nostra persona potrebbe avere il timore di aver lasciato la manopola del gas accesa. Quindi prima di andare al lavoro controlla fisicamente che la manopola sia chiusa, ma una sola volta non basta, la apre e chiude ad esempio per 6-7 volte.

Esce di casa e ripensa alla manopola, non si fida dei suoi ricordi, quindi torna a casa per ricontrollare e, anche questa volta, chiude ed apre la manopola per 6-7 volte. Fa tardi a lavoro perché tutto questo richiede tempo e, se succede tutti i giorni, potrebbe anche arrivare a perdere il lavoro. Tornato a casa, questa persona si fa un caffè e poi decide di scendere per fare la spesa. Ecco che ricomincia tutto il preparativo per scendere. Così via fino al giorno dopo.

Ma perché una persona che soffre di disturbo ossessivo compulsivo ha paura che la manopola del gas sia aperta? Probabilmente pensa che una fuga di gas potrebbe causare un esplosione, la distruzione del palazzo e la morte degli inquilini. Sarebbe una grande tragedia. Tutto per colpa sua, Infatti, se lo sbaglio lo commettesse qualcun altro, non verrebbe assalita dal senso di colpa. Il senso di colpa viene accompagnato da ansia estrema per il timore di aver sbagliato e di essere stati superficiali. Viene anche accompagnato da tristezza perché lei sa che questo modo di vivere non è bello, questa qualità della vita è pesante.

Perciò per evitare di entrare in ansia forte e ricominciare a ruminare può capitare di diminuire il più possibile le attività, come uscire con gli amici, andare a correre o in palestra, fare shopping e cosi via, tutto per evitare di ruminare sulla manopola e dover attuare i rituali.

In questo modo, la qualità della vita peggiora ancora di più, perché anche nel momento in cui tutto il rituale è completo, il dover effettuare il rituale stesso e il dover pensare al possibile errore porta la persona allo sfinimento e a non riuscire a concentrarsi su altro. Non riesce a lavorare bene, non riesce a concedersi uno svago e quand’anche ci riuscisse sarebbe stremata e stanca.

Cause disturbo ossessivo compulsivo

Ma come arriva una persona a soffrire di DOC? Probabilmente è sempre stata una persona suscettibile al giudizio e al senso di colpa, forse a causa dell’educazione oppure anche a causa delle interazioni con amici o insegnanti. Fatto sta che in un periodo della sua vita potrebbe manifestarsi un evento scatenante molto stressante che potrebbe portare la persona ad estremizzare ancora di più sia lansia e il senso di colpa e sia il timore di creare un danno. Da qui le ruminazioni e poi i comportamenti per compensare le ruminazioni.

Disturbo ossessivo compulsivo guarigione completa

Attraverso la terapia cognitivo comportamentale è possibile curare e trattare il disturbo ossessivo-compulsivo: si tratta un trattamento indicato per affrontare i disturbi psicopatologici,  è una terapia che consente al paziente di mettere in luce le distorsioni cognitive su cui si basano i suoi comportamenti errati. Eventuali farmaci per curare il Doc sono da prendere in considerazione per determinate casistiche,

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Quali sono i disturbi ossessivi compulsivi? Esempi.

Esistono diverse tipologie di timori e ossessioni. Di seguito ne troviamo elencate alcune:

  • Un esempio di ossessione da controllo è quella della fuga di gas spiegata in questo articolo. Il controllo serve ad evitare catastrofi o eventi considerati terribili.
  • Contaminazione di batteri, virus sporcizia ecc.
  • Il disgusto è sia fisico, come entrare a contatto con cose viscide o che creano disgusto, ma può essere anche morale, come fare qualcosa considerato immorale per la persona.
  • Timore superstizioso. Come camminare sotto una scala oppure contare in un certo modo e fino ad un certo numero, oppure camminare solo all’interno delle piastrelle senza toccare il confine.
  • Ordine/simmetria. Non tollerare assolutamente che gli oggetti siano posti in modo disordinato o asimmetrico, come avere un ordine specifico per ordinare vestiti, stoviglie, libri, ecc

Un piccolo appunto va fatto sul DOC. Esistono anche persone che soffrono di DOC che non presentano compulsioni. Quindi la persona rumina e presenta tutti i sintomi descritti senza i rituali.

Film sul disturbo ossessivo compulsivo

Un film che può aiutare ulteriormente a comprendere questo disturbo è “Qualcosa è cambiato” del 1997 con Jack Nicholson.

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Psicoterapeuta online per il trattamento del DOC

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Schizofrenia e altri Disturbi Psicotici

Schizofrenia e altri Disturbi Psicotici

 

Che cos’è il disturbo

Sotto la categoria di disturbi psicotici rientra un gruppo eterogeneo di disturbi accomunati dalla presenza, anche non contemporanea, dei seguenti fenomeni sintomatici:

  • Disturbi formali del pensiero: rappresentano quella serie di sintomi che possiamo definire di alterazione cognitiva del soggetto per cui il flusso dei pensieri e del linguaggio viene ad essere gravemente compromesso.
  • Disturbi del contenuto del pensiero: si tratta di ideazione delirante, cioè di un’attività di pensiero fortemente illogica ma sostenuta dal soggetto con una solida convinzione (ad esempio il soggetto può sostenere con convinzione di essere in missione per conto degli alieni o di essere il responsabile dell’attacco alle torri gemelle) Si assiste spesso anche alla comparsa di comportamento eccentrico, eloquio disorganizzato, o convinzioni stravaganti.
  • Disturbi della percezione: quando cioè l’esperienza percettiva è anormale e possono esserci allucinazioni visive, tattile, uditive (ad esempio il soggetto può udire voci o vedere persone laddove non sono presenti)
  • Impoverimento ideoaffettivo: sono i cosiddetti sintomi negativi (apatia, abulia, anaffettività), spesso accompagnati anche da ritiro sociale.

Una prima categoria di disturbi psicotici sono i disturbi schizofrenici (i sintomi persistono per almeno 6 mesi) così suddivisibili:

Schizofrenia Paranoide: i deliri e le allucinazioni sono tipicamente di persecuzione o di grandiosità o entrambi.

Schizofrenia Disorganizzata: caratterizzata da eloquio, comportamento e affettività disorganizzati. L’eloquio disorganizzato può essere accompagnato da stupidità e ilarità che non sono strettamente connesse al contenuto dell’eloquio.

Schizofrenia Catatonica: si tratta di una manifestazione prevalentemente psicomotoria che può comportare arresto motorio, eccessiva attività motoria, estremo negativismo, mutacismo, peculiari movimenti volontari, ecolalia, o ecoprassia.

Schizofrenia Residua: si è in presenza di questa forma di schizofrenia quando vi è stato almeno un episodio di schizofrenia, ma il quadro clinico attuale è senza sintomi psicotici positivi rilevanti (per es., deliri, allucinazioni, eloquio o comportamento disorganizzati). Vi è manifestazione di sintomi negativi (per es., affettività appiattita, povertà dell’eloquio, o abulia), o di due o più sintomi positivi ma fortemente attenuati

Disturbo Schizofreniforme (i sintomi persistono per almeno 1 mese, ma meno di 6 mesi): si parla di disturbo schizofreniforme.

Disturbo Schizoaffettivo: quando in concomitanza con i sintomi schizofrenici (deliri, allucinazioni, eloquio disorganizzato, comportamento disorganizzato o catatonico) vi sono sintomi emotivi, come episodi di mania o di depressione o misti,

Disturbo Delirante: è caratterizzato da manifestazioni d’alterazione ideativa di tipo delirante con vari temi di pensiero (grandiosità, gelosia, erotomania, persecutorietà, somatizzazioni) non accompagnate da altri sintomi dei disturbi schizofrenici.

Disturbo Psicotico breve: quando i sintomi schizofrenici persistono per almeno 1 giorno, ma meno di 1 mese

Come si manifesta

I disturbi psicotici di manifestano su diversi piani. Sul piano comportamentale il soggetto presenta alterazioni che possono essere una diretta conseguenza delle idee deliranti e delle allucinazioni e si assiste spesso ad un impoverimento dei comportamenti sociali con conseguente ritiro sociale. Problemi possono essere notati in qualunque forma di comportamento finalizzato che può evidenziare delle difficoltà nella esecuzione di attività della vita quotidiana, come la preparazione dei pasti o il mantenimento dell’igiene personale. La persona può avere un aspetto molto disordinato, può vestire in un modo eccentrico o inusuale.

Sul piano percettivo il soggetto vive delle esperienze anomale che lo portano ad avere delle vere e proprie allucinazioni che possono manifestarsi con qualunque modalità sensoriale

Sul piano del contenuto dei pensieri il soggetto presenta deliri che sono convinzioni erronee, che comportano un’interpretazione non corretta di percezioni o esperienze. Il loro contenuto può includere una varietà di temi (per es., di persecuzione, di riferimento, somatici, religiosi o di grandiosità).

Sul piano emotivo, il soggetto presenta un’emotività disorganizzata spesso non coerente con il contenuto dell’eloquio. Spesso si assiste ad un appiattimento affettivo.

Le manifestazioni psicotiche più eclatanti corrispondo a quelli che generalmente vengono definiti sintomi positivi (deliri, allucinazioni, eloquio disorganizzato, comportamento disorganizzato),  che si presentano solitamente nella tarda adolescenza / prima età adulta. In seguito a cure appropriate, le manifestazioni psicotiche sono caratterizzate dalla prevalenza di sintomatologia negativa (apatia, abulia, appiattimento affettivo, isolamento sociale)

Come riconoscerlo

La manifestazione dei disturbi psicotici ha generalmente dei precursori nel cambiamento improvviso dell’umore, in un calo nel rendimento lavorativo/scolastico e da un’iniziale ritiro sociale. A seguito di queste alterazioni, difficilmente interpretabili in maniera tempestiva, si manifesta in maniera eclatante l’episodio psicotico che è caratterizzato da forme di deliro e/o di allucinazione che non lasciano adito ad altre diagnosi. Importante è invece capire se la manifestazione psicotica è prodotta e sostenuta da sostanze psicotrope o da danni organici.

Quali sono le conseguenze

Le conseguenze della psicosi sono piuttosto gravi e determinano un’alterazione severa della personalità del soggetto e dello stile di vita condotto prima dell’esordio psicotico. Gli effetti della psicosi hanno ripercussione su tutti gli aspetti della vita del soggetto, da quello familiare a quello lavorativo e a quello sociale. Le persone che vivono insieme al soggetto affetto da psicosi necessitano di interventi mirati di psicoeducazione per meglio sostenere il loro congiunto nell’affrontare la malattia.

Disturbo Bipolare

Disturbo Bipolare

Quanto spesso ci capita di sentire sbalzi d’umore? Un momento siamo tristi ed arrabbiati e il momento dopo siamo felici e pieni di energia. Talvolta ci sentiamo come se stessimo camminando su e giù per una collina. Proviamo ad estremizzare questa condizione. Gli sbalzi d’umore non sono più come passeggiate, ma diventano come correre sulle montagne russe. Ci sono tre grandi differenze tra la collina e le montagne russe:

  • Sulla collina camminiamo, sulle montagne russe si corre. Questo significa che per chi soffre di disturbo bipolare, il cambiamento d’umore è esplosivo. Chi ne soffre si ritrova all’interno di un umore alto o basso in modo violento.
  • La collina non è molto più alta della pianura, invece le montagne sono altissime e ripide. Quindi l’umore, che sia triste o che sia euforico, arriva a curve up o down troppo ripide.
  • Stando sulla collina, si ha la capacità di fermarsi per un momento quando si vuole. Quindi anche se siamo tristi riusciamo in qualche modo a distrarci e riprenderci un po’ da ciò che ci ha intristito. Sulle montagne russe, la persona non riesce a condurre ma è la giostra che decide come correre, quando e se frenare, quando fermarsi. Non c’è il controllo. Lo stesso capita ad una persona che soffre di questo disturbo.

Tutto questo però non ci dice cosa accade all’interno della persona. Proviamo ad immaginare. Quando la persona è giù tutto è brutto, tutto non ha senso. Non ha voglia di alzarsi dal letto, non ha voglia di parlare con gli altri, magari non si lava nemmeno perché non ha senso lavarsi oppure perché non trova la forza. Tutto ciò che la circonda non dà gioia, niente da un senso alla sua vita. Si può sentire inutile, si sente di troppo in questo mondo. Si sente pesante, magari percepisce un peso allo stomaco e può piangere sperando di riuscire a buttare fuori quel peso. Dorme tanto, dorme tutto il giorno, o almeno vorrebbe, perché talvolta invece non riesce proprio a chiudere occhio anche se dormire allevierebbe di tutto il peso, perché in quel momento non è vigile. Gli occhi guardano in basso, anche loro pesano. E poi attendiamo che la vita passi. Un giorno, però, tutta questa pesantezza svanisce, certe volte all’improvviso, altre invece sente che sta cambiando qualcosa, sente che si sta per iniziare a correre. Ed ecco che la vita prende velocità. Tutto è troppo lento, tutto è troppo noioso. Questa persona potrebbe iniziare a fare mille cose tutte insieme. I pensieri vanno, sono leggeri come piume e volano con il vento creato dal suo  movimento; volando i pensieri si perdono e se un momento prima aveva un pensiero, un momento dopo ne ha un altro. Corrono come tutto il resto. La stessa persona potrebbe avere fame, tanta fame; in alcuni momenti potrebbe mangiare così tanto che dimentica anche cosa ha mangiato. Tutto questo potrebbe portarlo a pensare che nessuno è come lei, gli altri gli danno fastidio la rallentano noi. La sensazione è come avere la capacità di conquistare il mondo. È arrivati a queste sensazioni, perchè non usare qualcosa che aiuti non solo a restare in questa condizione di euforia ed energia, ma magari di essere ancora più euforici? E quindi giù con alcol e droghe! Potrebbe restare sveglia tutta la notte perché non riesce a riposare, è troppo attiva, quindi per passare il tempo potrebbe mettersi a fare cose oppure se non riesce a farle, potrebbe iniziare a camminare per stancarsi un po’. Poi un giorno, all’improvviso o un po’ alla volta, tutto finisce. La nostra persona è fuori dalle oscillazioni d’umore. Si dà uno sguardo a quello che la circonda, e adesso riesce a fermarsi e guardarsi allo specchio. Ora può vedere cosa è successo. Di tutto quello che è successo la persona che soffre di disturbo bipolare non ha consapevolezza di quello che è successo e lo stato di quiete, che chi non soffre di questo disturbo giudica come umore adeguato, viene giudicato dalla persona come una condizione non “normale”. Questo accade perché questa persona ha avuto esperienza di una fase “up” in cui si sentiva in forze e non stare più in “up” potrebbe portare ad un abbassamento dell’umore. Questo momento è particolarmente delicato, perché se da un lato la persona potrebbe ritornare ad uno stato depressivo “down”, dall’altro lato potrebbe invece decidere di provare a tornare nella fase “up” e quindi usare sostanze o tornare a fare le cose che faceva mentre si sentiva euforica. Questo oscillare da una fase all’altra ha però delle conseguenze. La fase “down” di depressione viene percepita peggio di chi soffre solo di depressione, questo perché la persona ha sperimentato il suo opposto. Inoltre, l’utilizzo di sostanze potrebbe portare alla dipendenza di sostanze o abuso di alcol. Infine, non essendoci consapevolezza di quello che accade, in casi gravi si può arrivare anche al suicidio sia in modo programmato, ad esempio durante un episodio di depressione maggiore, sia in modo accidentale, ad esempio durante la fase “up” sotto abuso di sostanze o in preda all’agitazione. Senza contare la qualità di vita di chi soffre di disturbo bipolare, continuo salire e scendere, un continuo up and down, un continuo oscillare. È però da tenere presente che anche se le oscillazioni d’umore sono tendenzialmente come descritte precedentemente, il disturbo bipolare non è unico, ne esistono di diverse tipologie e con diverse manifestazioni:

  • Non sempre si ha fase up e fase down l’una dopo l’altra, ma ad esempio, si possono anche evidenziare una sola fase up e tante down.
  • La durata di ogni fase è variabile, generalmente la fase down dura di più di quella up, e si può arrivare anche a un paio di mesi di fase down e qualche settimana up. Oppure, L’oscillazione si può manifestare nell’arco di uno/due giorni.
  • L’intensità delle emozioni può anche essere diversa di volta in volta, infatti qualche volta ci si può sentire molto più euforici, altre volte un po’ meno.
  • In fine, la frequenza è variabile; ad esempio si può avere fase up e down una volta l’anno, oppure arrivare anche a più di quattro in un solo anno.

Insomma, il disturbo bipolare è un disturbo complesso e non ci sono regole precise su come e quando la persona si troverà in una fase piuttosto che in un’altra. Per ogni persona la situazione è diversa, ma già riuscire a capire cosa sta accadendo e distinguere le fasi può far si che la persona sia in grado di chiedere aiuto per gestire il disturbo.

Ipocondria

Ipocondria

 

Che cos’è il disturbo

L’ipocondria è anche definita come uno stato d’ansia connesso con lo stato di salute. E’ la credenza, basata sull’interpretazione erronea di segni o sintomi fisici, di avere o di stare sviluppando una grave patologia, senza che un’accurata valutazione medica abbia identificato motivi sufficienti per giustificare tali timori. La preoccupazione può riguardare funzioni corporee come il battito cardiaco o la respirazione, alterazioni fisiche di lieve entità come ad esempio piccole ferite o un banale raffreddore, oppure sensazioni fisiche indistinte o confuse come una “strana stanchezza”. La persona attribuisce questi sintomi o segni alla malattia sospettata ed è molto preoccupata per il loro significato e per la loro causa. Le preoccupazioni possono riguardare numerose malattie , in momenti diversi o simultaneamente. Di solito leggere notizie riguardanti malattie può innescare preoccupazioni a riguardo. Di solito le rassicurazione dei medici non riescono a dissipare questi timori ma la ricerca di rassicurazione porta i soggetti a consultare continuamente specialisti e medici.

Come si manifesta

L’immagine di sé, nei soggetti ipocondriaci, è caratterizzata dalla assunzione di essere delle persone fragili, vulnerabili, deboli, facili alle malattie. Tale credenza è piuttosto generale e globale e costituisce uno dei perni intorno al quale si costruisce il senso della propria identità. Molto spesso, almeno in tutti quei pazienti dove è conservata una buona capacità critica, la preoccupazione ipocondriaca è considerata una reazione esagerata. L’elemento centrale rimane comunque una falsa interpretazione di segni o sintomi fisici che spesso parte da un evento critico che può coincidere con l’insorgenza di sintomi somatici non previsti, con la malattia di un conoscente o con l’esposizione a informazioni mediche. La risposta affettiva che accompagna le false interpretazioni è spesso di tipo ansioso, sebbene la depressione sia una caratteristica secondaria in prolungate preoccupazioni relative allo stato di salute. La risposta comportamentale è composta di evitamenti, comportamenti protettivi, ricerca di rassicurazioni, controlli corporei. Proprio questi ultimi ripetuti controlli corporei possono causare irritazioni o lesione ai tessuti per cui divengono fattori di mantenimento del disturbo. Anche i comportamenti di evitamento, possono evitare al soggetto di compiere presunti sforzi fisici o la visione di programmi televisivi che hanno come oggetto la salute fisica. Questi evitamenti a lungo termine confermano la credenza di base del soggetto di essere cagionevole e vulnerabile sia da un punto di vista fisico che emotivo. I comportamenti protettivi invece fanno in modo che il soggetto metta in atto tutta una serie di comportamenti di prevenzione in assenza di una specifica indicazione medica come dormire molto o assumere aspirine, vitamine, integratori. Anche in questo caso a lungo termine l’effetto è quello di mantenere la credenza di necessitare di tutte le cure possibile per evitare di ammalarsi.

Come riconoscerlo

Per distinguere l’ipocondria dai disturbi d’ansia, basti pensare che lo stato d’ansia in questo caso è generato unicamente dallo stato di salute. A differenza dei disturbi somatoformi, l’attenzione è focalizzata sugli aspetti di malattia del proprio corpo e non su gli altri aspetti generalmente oggetto dei disturbi somatoformi. A differenza dei soggetti che soffrono di un Disturbo da Attacco di Panico, che percepiscono come imminente il pericolo per il proprio stato di salute, l’ipocondriaco immagina che tale danno possa avvenire anche nel futuro, se vengono sottovalutati determinati sintomi fisici e se non vengono adottati comportamenti protettivi adeguati.

Quali sono le conseguenze

Il soggetto con Ipocondria è preoccupato della propria condizione e spesso si aspetta considerazione e trattamento dalle persone a lui care. La vita familiare può diventare disturbata poiché viene focalizzata intorno al benessere fisico del soggetto che tende a monopolizzare l’attenzione alla ricerca di rassicurazione.. Spesso la preoccupazione interferisce con le prestazioni e causa assenze dal lavoro o limitazioni nella vita sociale per via degli evitamenti che il soggetto attiva. La ricerca continua di rassicurazione fa in modo che li soggetto crei rapporti disfunzionali sia con le persone a lui care che con gli specialisti.  Spesso questi rapporti sono caratterizzati da frustrazione e mancanza di fiducia e al contrario il soggetto viene tendenzialmente preso poco sul serio.