Quando la mente è in stallo: l’overthinking

by | Ansia, Blog

A chi di noi non è mai capitato di avere la sensazione di essere intrappolato dai propri pensieri, di sentirsi in certi momenti come un criceto che corre in una ruota, in un movimento continuo ma senza spostarsi davvero?! Probabilmente a nessuno!
Bene, questi sono modi attraverso i quali si può descrivere una condizione chiamata overthinking.

L’overthinking, letteralmente “pensare troppo”, è un fenomeno psicologico caratterizzato da un processo mentale di riflessione eccessiva, ripetitiva e prolungata su situazioni, problemi o decisioni, che non conduce a soluzioni produttive ma genera disagio emotivo e mentale.

L’overthinking è infatti caratterizzato da un pensiero costante e ripetitivo, spesso focalizzato su errori passati o scenari futuri sfavorevoli e consiste nel concentrarsi intensamente e in modo continuativo su un argomento, spesso soffermandosi sugli aspetti negativi, senza riuscire a giungere a conclusioni coerenti o risolutive.

Come molti meccanismi, l’overthinking rappresenta un tentativo della mente di “risolvere” un problema: di gestire vissuti di preoccupazione o minaccia legati a situazioni problematiche che si teme potrebbero presentarsi in futuro, di regolare vissuti dolorosi legati ad eventi passati che hanno avuto un impatto profondo sul funzionamento psicologico ed emotivo di chi li ha sperimentati. Tale tentativo assume però i connotati di una strategia che si rivela profondamente disfunzionale, alimentando e sostenendo la sofferenza che tenta di regolare.

I sintomi dell’overthinking: come riconoscerlo

Nella sua manifestazione disadattiva, l’overthinking è spesso associato a stati di ansia, bassa autostima, eventi traumatici o stressanti, e può diventare un’abitudine mentale radicata. È frequente in momenti di forte stress o cambiamento, e può manifestarsi già nell’infanzia con lo sviluppo dei processi cognitivi riflessivi.

In tali condizioni, l’overthinking si manifesta con sintomi psicologici, fisici e comportamentali:

  • Sintomi psicologici: ansia persistente, preoccupazioni eccessive, insicurezza, paura del fallimento, difficoltà decisionali, pensieri intrusivi e ripetitivi, confusione mentale.
  • Sintomi fisici: tensione muscolare (collo, spalle, mascella), mal di testa, insonnia, stanchezza cronica, disturbi gastrointestinali.
  • Sintomi comportamentali: procrastinazione, evitamento di situazioni stressanti, bisogno eccessivo di rassicurazioni, calo della concentrazione.

Il circolo vizioso del “pensare troppo”

L’overthinking, attraverso un meccanismo di pensiero ripetitivo e incontrollabile, può creare un circolo vizioso di malessere emotivo e cognitivo che può avere importanti riflessi sulla qualità della vita, sul benessere emotivo e psicologico e sull’adattamento personale. Questo meccanismo compromette la capacità di prendere decisioni, riducendo la fiducia in sé stessi e generando un senso di immobilità mentale.

Questo circolo vizioso di pensieri negativi e stress può portare a comportamenti autodistruttivi, isolamento sociale e insoddisfazione personale. E, in alcune situazioni, associarsi e/o contribuire all’insorgenza o all’aggravamento di disturbi mentali come ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, e disturbi dell’umore, oltre a un peggioramento della qualità del sonno e della salute fisica generale.

In che modo l’overthinking si collega a disturbi d’ansia o depressivi?

  • Ciclo di pensiero e ansia: l’overthinking mantiene la mente in uno stato di allerta costante, alimentando la paura di commettere errori o di non essere all’altezza. Questo genera un aumento dell’ansia, che a sua volta intensifica i pensieri ripetitivi, creando un loop difficile da interrompere. La mente non riesce a “staccare”, e il corpo risponde con sintomi fisiologici come aumento del cortisolo, tachicardia e alterazioni del respiro.
  • Ruminazione e depressione: il rimuginare continuo su errori passati o scenari futuri negativi rafforza un senso di impotenza, scoraggiamento e bassa autostima, aspetti che possono contribuire a significative flessioni del tono dell’umore. L’overthinking può portare a una spirale di pensieri senza via d’uscita, con conseguenti abbassamenti umorali e perdita di interesse.
  • Impatto sul sonno e sul benessere generale: l’overthinking interferisce con la qualità del sonno, provocando insonnia o sonno frammentato. La mancanza di riposo adeguato aumenta la fatica e peggiora l’umore, alimentando ulteriormente il malessere in un circolo vizioso (si veda il legame tra sonno e tono dell’umore).
  • Difficoltà decisionali e immobilità: il pensiero eccessivo porta spesso a una paralisi decisionale, dove la persona si blocca nel tentativo di valutare ogni possibile alternativa, aumentando stress e senso di inefficacia.

Rimuginio vs Ruminazione: le due facce dell’Overthinking

L’overthinking può assumere specifiche e diverse connotazioni, definite come rimuginio e ruminazione. Da un punto di vista psicologico, essi sono entrambi l’espressione di processi di pensiero ripetitivi e negativi, ma differiscono per orientamento temporale e contenuto. Per approfondire, leggi il nostro articolo su ruminare e rimuginare.

Il Rimuginio

  • È uno stile di pensiero ripetitivo orientato al futuro, in cui la persona prefigura in modo catastrofico possibili eventi negativi o minacce future.
  • Spesso associato all’ansia, consiste in una spirale concatenata di pensieri negativi e incontrollabili che cercano di anticipare problemi o pericoli, ma senza produrre soluzioni concrete.
  • Può diventare una strategia disfunzionale di regolazione dell’ansia, aumentando lo stato ansioso e la difficoltà decisionale.

La Ruminazione

  • È un processo di pensiero ripetitivo orientato al passato, che induce a focalizzarsi in modo intrusivo e continuo su eventi negativi già accaduti e sulle emozioni ad essi associate.
  • Tipica della depressione e di alcuni disturbi d’ansia, la ruminazione è un pensiero circolare e senza uscita, che alimenta il malessere emotivo.
  • Può portare a un abbassamento del tono dell’umore, accompagnato da rabbia o rancore verso sé stessi o altri.
  • È caratterizzata da un’analisi continua e improduttiva delle cause del proprio disagio.

Entrambi i processi condividono quindi la ripetitività e la negatività del pensiero, ma il rimuginio è più legato all’anticipazione ansiosa di eventi futuri, mentre la ruminazione si concentra sulla rielaborazione emotiva di eventi passati.

Come gestire la tendenza all’overthinking?

Ecco alcune strategie che possono rappresentare un utile ausilio:

  • Pratiche di mindfulness e meditazione per riportare l’attenzione al presente;
  • Tecniche di rilassamento per ridurre la tensione fisica;
  • Terapia Cognitivo-Comportamentale per modificare i pensieri disfunzionali;
  • Sviluppo di abitudini di problem solving funzionale e limitazione del rimuginio.

In sintesi, l’overthinking è un fenomeno complesso che può oscillare tra una funzione adattiva e un disturbo debilitante. Comprendere le sue dinamiche, riconoscerne i sintomi e intervenire con strategie adeguate è fondamentale per preservare il benessere psicofisico e migliorare la qualità della vita.


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