Comportarsi male per essere amati: il figlio come salvatore del genitore narcisista

Comportarsi male per essere amati: il figlio come salvatore del genitore narcisista

In molte famiglie dominate dalla presenza di un genitore narcisista, l’amore non è mai davvero libero. È condizionato e usato come strumento di potere. In questo contesto, i figli imparano presto che per essere visti, ascoltati o considerati, devono sacrificare la propria autenticità.

Ed è proprio in questo contesto che il bambino può mettere in atto comportamenti problematici o ribelli per “prendersi cura” del genitore narcisista. Il figlio si comporta male per permettere al genitore di sgridarlo e così da mantenere il suo ruolo di superiorità e forza, tema centrale nella personalità narcisista.

Quando l’Amore è una Prigione

La figura genitoriale, nell’immaginario comune, è vista come protettiva, accudente, fonte di amore incondizionato. Tuttavia, quando il genitore è narcisista, questa immagine si capovolge. L’amore diventa una merce di scambio, un premio da meritare, un’arma da usare per mantenere il controllo. Il genitore narcisista ama solo quando il figlio si comporta come previsto, quando lo riflette positivamente, quando lo fa sentire importante, centrale, speciale. Ma al minimo errore, arriva il gelo. Scatta il silenzio, il rifiuto, l’umiliazione.

Il figlio, a quel punto, interiorizza un messaggio devastante: “per essere amato, devo smettere di essere me stesso e compiacere l’altro”. Questo meccanismo di adattamento emotivo diventa la base della sua identità. Fin da piccolo, il bambino impara che i suoi bisogni, desideri ed emozioni autentiche non contano. Conta solo ciò che il genitore vuole da lui. E se non riesce a soddisfarlo, allora sentirà di non valere nulla.

L’Invisibilità dell’Abuso Emotivo

Il narcisismo genitoriale raramente si manifesta in modo diretto o esplicito. Anzi, spesso si maschera da eccesso d’amore, da sacrificio, da dedizione assoluta. Ma sotto la superficie si cela un bisogno patologico di controllo, ammirazione e centralità. Il genitore narcisista non vede il figlio come individuo, ma come prolungamento del proprio ego. Ogni gesto del bambino viene interpretato in funzione del proprio tornaconto emotivo. E quando il figlio non si adegua, scatta la punizione: senso di colpa, indifferenza, svalutazione. Il figlio capisce che diventare “un problema” è meglio che essere invisibile. In una logica contorta, l’attenzione negativa è preferibile al vuoto. Il bambino si sente sempre inadeguato, ma costretto a rincorrere il valore. Questo processo genera una dipendenza affettiva, in cui l’amore è sempre legato a una prestazione.

Frasi come queste diventano strumenti di ricatto emotivo, catene invisibili che imprigionano il figlio in un debito affettivo eterno:

  • “Con tutto quello che ho fatto per te…”
  • “Ti voglio bene solo se…”
  • “Nessuno ti amerà come me…”

In parallelo, il silenzio diventa la forma più crudele di punizione. Per un bambino, l’assenza di risposta equivale all’abbandono.

Comportarsi Male per Sopravvivere

In questo scenario distorto, il “comportarsi male” del figlio assume un significato completamente diverso. Non è semplice ribellione, né desiderio di ferire. È un tentativo disperato di restare nella mente del genitore. Perché finché si viene rimproverati, umiliati o corretti, si esiste ancora.

Molti figli imparano, inconsciamente, a offrirsi come bersaglio per far sentire “giusto” il genitore. Si comportano male, lo sfidano, falliscono, si autodistruggono, solo per attivare una reazione. In questo modo, restituiscono al genitore il senso di superiorità di cui ha bisogno: quello che sgrida, che corregge, che punisce. Il figlio, senza saperlo, si sacrifica per mantenere in piedi l’equilibrio narcisistico.

I Ruoli Imposti: Figlio d’Oro, Capro Espiatorio e Bambino Invisibile

Nelle famiglie narcisistiche, spesso i figli vengono incasellati in ruoli fissi e rigidi. Non sono scelti a caso: ciascun ruolo serve a mantenere l’equilibrio malato della famiglia.

  • Il “Figlio d’Oro” è quello perfetto, idealizzato. Serve al genitore per sentirsi realizzato, superiore. Viene lodato, mostrato come trofeo, ma vive sotto una pressione costante. Non può sbagliare. Non può deludere. Il suo amore è condizionato al successo.
  • Il “Capro Espiatorio” è quello che sbaglia sempre. È la valvola di sfogo emotiva. Viene accusato, umiliato, svalutato. Ma spesso è anche il più empatico e intuitivo. È lui, più degli altri, a sentire il dolore del sistema familiare e a farsene carico.
  • Il “Bambino Invisibile” è ignorato del tutto. Non riceve né attenzione positiva né negativa. Cresce con la convinzione di non contare nulla, e da adulto farà fatica a riconoscere i propri bisogni.

Questi ruoli non solo creano fratture tra fratelli, ma intrappolano ogni figlio in un copione identitario. Il capro espiatorio, in particolare, è spesso quello che si comporta “male” per tenere vivo il legame: accetta la colpa, la vergogna, la rabbia, pur di continuare a essere visto.

Le Strategie Infantili per “Salvare” il Genitore

Nel tentativo di restare in relazione con un genitore narcisista, molti figli mettono in atto comportamenti che rispondono a bisogni profondi:

  • Parentificazione: il figlio assume ruoli emotivi da adulto, cercando di sostenere il genitore fragile o instabile. Si prende cura di lui, reprime i propri bisogni, diventa il “grande” troppo presto.
  • Comportamenti provocatori: alcuni figli, per attirare l’attenzione, diventano oppositivi, difficili, ingestibili. Ma dietro la provocazione c’è un bisogno disperato di essere notati.
  • Autocolpevolizzazione: il figlio si convince che se il genitore sta male, è colpa sua. Si punisce da solo, si sabota, cerca il fallimento come forma di espiazione.
  • Offrire potere al genitore: comportandosi male, il figlio consente al genitore di sentirsi competente, autorevole, dominante. È una forma di “regalo emotivo” perverso.

Le Conseguenze nell’Età Adulta

Queste dinamiche non si esauriscono con l’infanzia. I figli di genitori narcisisti spesso portano queste ferite nell’età adulta. Molti sviluppano relazioni affettive disfunzionali, diventano dipendenti emotivi, attratti da partner narcisisti, oppure evitano del tutto l’intimità per paura di essere manipolati ancora. Altri ripetono inconsciamente il modello, diventando loro stessi genitori narcisisti, incapaci di vedere i figli come individui separati da sé.

Conclusione: un Sacrificio Silenzioso

In conclusione, un figlio che si comporta male per aiutare un genitore a sentirsi il migliore è un paradosso colmo di dolore e sofferenza. È un sacrificio silenzioso, motivato dal bisogno disperato di ricevere amore.

Riconoscere queste dinamiche è il primo passo verso la guarigione. Se ti ritrovi in queste parole e senti il bisogno di elaborare queste ferite per costruire un futuro più autentico, un percorso di crescita personale può aiutarti. Contattaci per un supporto professionale oppure clicca qui per scoprire i nostri servizi.

Tombola! Gioco d’Azzardo Patologico?

Tombola! Gioco d’Azzardo Patologico?

Il periodo natalizio è spesso associato a momenti di convivialità, tradizioni familiari e, per molti, anche a giochi come il bingo o la tombola. Questi giochi, che fanno parte delle tradizioni di molte famiglie italiane, sono considerati forme di intrattenimento innocue, che uniscono generazioni diverse in un’atmosfera di allegria. Tuttavia, dietro a questi momenti di svago potrebbe nascondersi un rischio legato al gioco d’azzardo, spesso sottovalutato, che può portare a comportamenti problematici o addirittura patologici.

Ad esempio, nella tombola, i partecipanti acquistano le cartelle con l’aspettativa di vincere premi attraverso il caso, e spesso la posta in gioco può salire se si scommettono somme più alte o si organizzano giochi con premi maggiori. Il gioco d’azzardo, anche sotto forma di tombola o bingo, può diventare pericoloso quando, appunto, non viene praticato con moderazione. L’effetto psicologico della “speranza di vincita” può spingere alcune persone a partecipare più volte, a spendere più denaro di quanto inizialmente pianificato o a cercare una gratificazione immediata che può rapidamente trasformarsi in una dipendenza.

Durante il periodo natalizio, inoltre, è importante considerare come alcune emozioni legate alle festività possano influenzare i comportamenti. Un approfondimento sui fenomeni di malinconia e tristezza legati al Natale, noto come “Christmas Blues”, può offrire ulteriori spunti su come le emozioni stagionali possano aumentare la vulnerabilità a comportamenti compulsivi. Leggi di più qui.

I Meccanismi Psicologici del Gioco d’Azzardo

La motivazione principale alla base della partecipazione è il desiderio di ottenere un premio, ma le dinamiche di gioco possono generare emozioni forti, simili a quelle sperimentate dai giocatori d’azzardo. Nel gioco si attiva il circuito cerebrale della ricompensa. Ogni volta che un giocatore vince o percepisce di poter vincere, il sistema di ricompensa si attiva e la dopamina viene rilasciata, provocando una sensazione di piacere. Verosimilmente, la modalità di vincita, si basa su meccanismi di “probabilità variabile”, simili a quelli dei giochi di slot machine o delle lotterie. La possibilità di vincere un premio, che può sembrare facile o alla portata, è un fattore che crea un forte stimolo a partecipare ripetutamente. D’altra parte, l’incertezza legata alla possibilità di vincere, unita all’entusiasmo per le festività, può spingere alcuni individui a partecipare più volte, alimentando un ciclo di giocate che potrebbe sfociare in comportamenti compulsivi.

L’equilibrio tra tono dell’umore e comportamento è un fattore cruciale nel prevenire e comprendere certi atteggiamenti compulsivi. Il legame tra sonno, emozioni e vulnerabilità è analizzato in questo approfondimento, che può essere utile anche per comprendere le dinamiche legate al gioco d’azzardo. Scopri di più qui.

Come Riconoscere e Prevenire il Gioco Patologico

È importante saper riconoscere i segnali di un comportamento problematico legato al gioco. Alcuni segnali comuni includono:

  • Giocare in modo compulsivo, senza controllo sulle spese.
  • Sentirsi irritati o ansiosi quando non si vince.
  • Giocare per cercare di recuperare le perdite (fenomeno noto come “chasing losses”).
  • Mentire o nascondere la propria partecipazione ai giochi.
  • Trascurare altre attività quotidiane o relazioni interpersonali a causa del gioco.

In conclusione, i giochi a premi natalizi, pur essendo una tradizione consolidata durante le festività, non sono esenti da rischi. La loro struttura, che sfrutta le dinamiche psicologiche legate al gioco d’azzardo, può comportare conseguenze negative per coloro che sono vulnerabili al gioco compulsivo. Per chi riconosce segni di difficoltà, la terapia cognitivo-comportamentale rappresenta un’opzione efficace per affrontare dipendenze comportamentali come il gioco d’azzardo. Stabilire dei limiti chiari prima di iniziare a giocare, come la quantità di denaro da spendere o il tempo dedicato al gioco, è una buona pratica. Inoltre, in famiglia o tra amici, è utile monitorare il comportamento di chi potrebbe essere più vulnerabile e incoraggiare l’apertura e la discussione su eventuali preoccupazioni legate al gioco e adottare delle misure di prevenzione risulta pertanto necessario affinché i giochi a premi rimangano una forma di intrattenimento sicura e sana per tutti.

Grant, J. E., & Potenza, M. N. (2007). “The neurobiology of gambling disorder and other behavioral addictions.” Molecular Psychiatry, 12(6), 335-350.

Grant, J. E., & Potenza, M. N. (2004). “Gambling and the Psychiatric Disorders: A Review of the Literature.” Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 43(1), 3-10.

Kuss, D. J., & Griffiths, M. D. (2012). “Internet Gaming Addiction: A Systematic Review of Empirical Research.” International Journal of Mental Health and Addiction, 10(4), 278-296.

Parke, J., & Griffiths, M. D. (2011). “The Role of Structural Characteristics in Gambling.” International Journal of Mental Health and Addiction, 9(3), 45-57.

Petry, N. M. (2005). “Pathological Gambling: Etiology, Comorbidity, and Treatment.” American Journal of Addiction, 14(3), 56-61.

Adhd e compiti: comprendere e gestire l’iperattivita’ mentale

Adhd e compiti: comprendere e gestire l’iperattivita’ mentale

  1. Quel bambino si muove in continuazione, è iperattivo, quindi è ADHD”.

Beh. Fermi un attimo forse stiamo correndo troppo.

Intanto partiamo con la definizione di ADHD.

Secondo il DSM-5 (APA, 2013) l’ADHD è un disturbo del neurosviluppo con origine neurobiologica e contraddistinto dalla presenza di disattenzione e/o iperattività e impulsività.  Tali caratteristiche devono essere presenti da almeno 6 mesi e interferire negativamente con il funzionamento scolastico/sociale. Infatti, spesso, i bambini ADHD hanno difficoltà relazionali con i compagni. Sono bambini che non vengono scelti in quanto ritenuti prepotenti, con poco autocontrollo, con ridotte abilità sociali, permalosi, poco aderenti a regole e rispettosi dei turni (Capodieci, 2018).

Iperattività Mentale nell’ADHD

Una delle sfide più significative per chi vive con un ADHD è l’iperattività mentale, ovvero il costante flusso di pensieri, idee e stimoli che possono rendere difficile concentrarsi su un singolo argomento e portare a termine una conversazione. Immaginate una schermata del computer con 10 finestre aperte. Ecco, la mente di un ADHD assomiglia molto a questa immagine.

esempio adhd

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Come diagnosticare l’ADHD?

Per poter porre una diagnosi di ADHD è necessario effettuare un approfondimento psicodiagnostico. Tramite test, colloqui, ed osservazione clinica, il professionista potrà stabilire se vi è un:

– Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività, Tipo Disattento

– Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività, Tipo Iperattivo-Impulsivo

– Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività, Tipo Combinato

Pertanto, L’ADHD non è semplicemente essere “distratti” e/o “iperattivi”. È una condizione complessa che coinvolge una varietà di sintomi e manifestazioni individuali. Tra i sintomi più comuni vi sono:

  • difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti o attività di gioco
  • difficoltà ad organizzarsi nelle attività e sbadataggine
  • difficoltà a rimanere seduti
  • impulsività
  • tendenza ad interrompere gli altri
  • agitazione motoria

Cosa fare una volta ricevuta una diagnosi? Un caso pratico nella gestione dei compiti

diagnosi adhd cosa fare

I bambini ADHD fanno parte dei BES (Bisogni Educativi Speciali) e pertanto hanno un PDP (Piano Didattico Personalizzato) un profilo di didattica individualizzata che tiene in considerazione le difficoltà e le risorse del bambino. A sostegno del PDP ci sono diverse strategie che possono aiutare a gestire questa iperattività mentale e migliorare la qualità dello studio:

  1. Struttura e Routine: Creare una routine quotidiana strutturata può fornire un senso di sicurezza e prevedibilità. Ad esempio fissare orari per fare i compiti, fare pause, mangiare, dormire, e dedicarsi a hobby o attività ricreative.
  2. Gestione del Tempo: Utilizzare strumenti come gli orologi con timer o le app per la gestione del tempo può aiutare a suddividere lo studio in blocchi gestibili, permettendo allo studente di concentrarsi su una cosa alla volta e di limitare le distrazioni
  3. Pulizia: Nello svolgimento dei compiti eliminare tutto quello che potrebbe creare distrazione (cellulare, televisione, videogiochi,..) e lasciare sul banco solo il materiale necessario
  4. Chiarezza: Fornire consegne chiare e brevi. Nello svolgimento dei compiti le misure compensative previste dal PDP (ad es. mappe concettuali, immagini, video
  5. Apprendimento esperienziale: Trasforma i compiti da svolgere in giochi divertenti. Ad esempio se stai studiando i “materiali” puoi organizzare una caccia al tesoro dove segnare il materiale da cui sono composti gli oggetti nella stanza (finestra-vetro; legno-banco; carta-quaderno).
  6. Rinforzo: Premiare i comportamenti positivi con piccoli premi e gratificazioni
  7. Esercizio Fisico: l’attività fisica può aiutare a migliorare le funzioni esecutive, l’apprendimento e l’autocontrollo. Il bambino può fare degli esercizi anche da seduto (ad esempio sollevarsi con le mani dalla sedia)
  8. Terapia e sostegno psicologico: La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) può fornire strategie pratiche per gestire i sintomi dell’ADHD e affrontare le sfide quotidiane. E’ fondamentale, inoltre, il supporto da parte dei familiari, degli insegnanti e del gruppo classe.

Bibliografia

American Psychiatric Association (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Quinta edizione. DSM-5. Tr.it. Raffaello Cortina, Milano, 2015.John W. Santrock, Kirby Deater-Deckard, Jennifer Lansford, Dolores Rollo (2021). Psicologia dello sviluppo

Horstmann K., Steer J. (2013). Aiutare gli alunni con ADHD a scuola. Strategie per promuovere l’autoregolazione e il benessere in classe. Trento: Erickson

Capodieci, A. (2018). La scala COM-R/Insegnanti: un aggiornamento sui profili e una integrazione per la rilevazione di difficoltà sociali nei bambini con e senza ADHD. Psicologia clinica dello sviluppo22(1), 169-184.

Perché l’autrice dei romanzi di Harry Potter è stata definita transfobica?

Perché l’autrice dei romanzi di Harry Potter è stata definita transfobica?

Perché l’ autrice dei romanzi di Harry Potter è stata definita transfobica? La risposta si racchiude in un episodio di licenziamento. State tranquilli, alla nostra J.K Rowling manca ancora un po’ per la pensione. Tutto iniziò quando la ricercatrice Maya Forstater pubblicò un tweet dove affermò che il sesso biologico è immutabile e che i diritti delle donne sono fondati sul sesso. La Rowling sostenne questo pensiero, aggiungendo che il sesso biologico sia determinante nella costruzione dell’identità.

Quel tweet costò caro ad entrambe: alla ricercatrice un licenziamento immediato dal lavoro e alla scrittrice il dissenso da parte della comunità LGBTQIA+.

Al contrario, Daniel Radcliffe alias Harry Potter ed Emma Watson nel ruolo di Hermione Granger, hanno invece espresso solidarietà verso le persone transgender.

Questa particolare vicenda, denota l’importanza delle parole. Pertanto è necessario fare un po’ di chiarezza, come direbbe la signorina Granger “E’ Leviosa, non Leviosà”:

• LGBTQIA+: comunità di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender (o transessuali), queer, intersessuali e asessuali.

• Sesso biologico: è assegnato alla nascita e si riferisce alle caratteristiche anatomiche, fisiologiche e genetiche associate al sesso maschile o femminile.

• Genere: fa riferimento ai ruoli, alle attività, ai comportamenti e agli attributi culturalmente costruiti che la società considera adeguati.

• Ruolo di genere: è il modo in cui la persona mette in atto atteggiamenti e comportamenti tipici del genere di appartenenza.

• Identità di genere: è il genere in cui una persona si identifica (maschio, femmina, agender).

Orientamento sessuale: è un modello duraturo di attrazioni sessuali, romantiche, emotive di una persona verso individui dello stesso sesso (omosessuale), di sesso opposto (eterosessuale) o di entrambi e sessi (bisessuale).

Ma ritorniamo alla vicenda, perché ci sarà una sorpresa. L’autrice ha ha deciso di mostrarsi vicina alla community LGBTQIA+ realizzando Hogwarts Legacy, il videogioco nel quale si può creare un avatar transgender!

Del resto, l’autrice ha svelato nel 2007 di aver sempre pensato, pur senza mai esplicitarlo, che Albus Silente fosse omosessuale e che in gioventù si fosse innamorato Grindelwald. Quindi la rivoluzione in casa Hogwards punta all’inclusività: grazie al videogioco Hogwarts Legacy, ambientato nel mondo di Harry Potter del XIX secolo, è possibile esplorare da noi babbani non solo il castello di Hogwarts, ma anche altre ambientazioni legate al mondo magico, come la Foresta Proibita e il Villaggio di Hogsmeade, con il proprio avatar personalizzabile. Il videogioco, sviluppato da Avalanche Software Warner Bros. Interactive Entertainment, è quindi un open world, action RPG, single player ed è attualmente il “videogioco più cercato su Google”.

Cosa si può scegliere del proprio avatar?

• Casa di appartenenza: grifondoro, serpeverde, tassorosso, corvonero

• Carattere: mago buono o mago cattivo

• Identità di genere: mago (wizard) o strega (witch)

• Ruolo di genere: corporatura, voce, capelli, vestiti, comportamento

Pertanto, si potrà realizzare un avatar con una voce maschile o femminile indipendentemente dall’identità di genere, oppure maghi transgender potranno accedere al dormitorio dei ragazzi.

Inoltre, la tipologia di videogioco (RPG) consente di immedesimarsi in un personaggio ed esplorare senza barriere ruoli talvolta inaccessibili nella vita reale. Del resto, lo stesso Albus Silente in Harry Potter e il Calice di Fuoco disse:

“Non importa come sei nato, importa come diventi”.

Psicoterapeuta per le sfide legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale

In un mondo sempre più consapevole dell’importanza della diversità e dell’inclusività, è fondamentale sottolineare l’importanza del sostegno psicologico e della terapia per affrontare le sfide legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Offriamo servizi come la consulenza individuale, la terapia di coppia, il sostegno familiare e gruppi di supporto, fornendo un ambiente sicuro e comprensivo per esplorare, comprendere e affrontare le diverse sfaccettature di queste tematiche. Il cammino verso l’accettazione e l’autenticità può essere arricchito attraverso il supporto di esperti che promuovono l’empatia e la consapevolezza. Trovare il giusto sostegno può fare la differenza nel percorso di ognuno, contribuendo a una vita più appagante e autentica.”

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