Il Gaslighting: come riconoscere la violenza psicologica in una relazione

Novembre è il mese contro la violenza sulle donne e il femminicidio. Nello specifico, il 25 novembre è il giorno in cui, in tutto il mondo, si celebra la non-violenza sulle donne, scelto non a caso. Infatti, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, sceglie il 25 novembre perché ricorre l’anniversario dell’assassinio delle sorelle Mirabal, tre coraggiose donne rivoluzionarie, che furono brutalmente massacrate nel 1960. Da quel giorno, ad oggi, si sono susseguiti negli anni tantissimi femminicidi e nonostante l’attenzione al fenomeno sia alta, sembra non arrestarsi. Solo in Italia, dall’inizio del 2023 ad oggi, il fenomeno ha colpito 97 donne, di cui più della metà per mano di partner.

Origini e manifestazioni della violenza

Il fenomeno affonda le sue radici nella cultura cosiddetta “machista” e “patriarcale”, in cui imperversano stereotipi culturali e pregiudizi relativi al genere femminile. Tutto quanto detto, trova la sua massima espressione nel femminicidio, che nella maggior parte dei casi, viene anticipato da alcuni precursori e campanelli d’allarme: la violenza fisica, verbale, economica, sessuale e psicologica. Ci concentreremo su quest’ultima per capirne i segnali e riconoscerla nelle relazioni.

La violenza psicologica nelle relazioni

C’è da fare una precisazione: benché sociologicamente si sostiene che la violenza psicologica venga agita principalmente dagli uomini nei confronti delle donne, in realtà in una relazione può manifestarsi allo stesso identico modo che sia un uomo o una donna a metterla in campo.

Definizione e natura del Gaslighting

Ma che cos’è la violenza e la manipolazione psicologica? Da Wikipedia, con questa espressione si intende “un insieme di atti, parole o sevizie morali, minacce e intimidazioni utilizzati come strumenti di costrizione e di oppressione per obbligare gli altri ad agire contro la propria volontà”. La violenza psicologica non usa la forza fisica, per questo risulta essere più difficile da identificare, e si manifesta con parole e atti tesi a manipolare la volontà di altre persone. Alla base, a fare da collante a tutto questo, c’è il senso di colpa che spinge, chi la subisce, a esaudire le continue richieste del partner abusante.

Gaslighting: uno strumento di manipolazione psicologica

Uno strumento specifico, di cui fa uso la violenza psicologica è il gaslighting. Il gaslighting prende il suo inquietante nome da un’opera teatrale del 1938 di Patrick Hamilton intitolata appunto Gaslight. Racconta la storia di un marito che, per nascondere il proprio tradimento, cerca di far impazzire la moglie cambiando l’intensità delle luci delle lampade a gas (luce a gas in inglese è gaslight). Ogni volta che la moglie gli chiede se sia stato lui a modificare le luci, lui risponde di no, che è stata lei, solo che non se lo ricorda. Il gaslighting funziona esattamente in questo modo: la vittima subisce una sorta di lavaggio del cervello e viene portata a pensare di aver detto o fatto cose che in verità non ha mai compiuto.

La manipolazione prevede una serie di passaggi che smontano pezzo dopo pezzo l’autostima e le certezze della vittima e che, infine, la portano all’isolamento. Questo fenomeno si esprime attraverso tre fasi: la svalutazione, che avviene con commenti, prima ironici poi sempre meno velati, fino a instillare veri e propri dubbi; il condizionamento, che avviene con piccoli premi per aver fatto piccole o grandi cose cedendo a vere e proprie prepotenze; ed infine la punizione che si esprime nella maggior parte dei casi con il silenzio, mandando nella confusione più totale chi subisce questo tipo di violenza, che piano piano viene divorato dal senso di colpa. Le frasi tipiche di chi esercita gaslighting sono: «Non devi sentirti così», «Guarda che ti ricordi male (come sempre)», «Questo non è mai successo, ti inventi le cose», «Ma stai bene? Mi sto preoccupando per te perché dici cose strane».

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Fonti: Maledetta sfortuna, Carlotta Vagnoli, Fabbri editori 2021.