Il Disturbo della Condotta

Il Disturbo della Condotta

Cos’è e come si manifesta?

Bambini o adolescenti con Disturbo della Condotta presentano un mancato rispetto dei diritti vitali degli altri o delle principali norme della società.

Infatti, vi è la possibilità di aggressioni a persone o animali.

Nello specifico possono avere i seguenti comportamenti e atteggiamenti:

  • Sono spesso prepotenti, azzardano minacce o intimidazioni verso i pari o adulti;
  • Colludono con gli altri, che spesso sfociano in risse;
  • Utilizzo di armi che creano pericolosi danni fisici (bastone, colli di bottiglia rotti, coltelli, pistole, ecc);
  • Fisicamente crudeli con persone e animali;
  • Affrontano la vittima rubandola (scippo, estorsione, rapina mano armata, ecc);
  • In alcuni casi, forzano altri in attività sessuali;
  • Distruzione della propria o altru unità abitativa (es.: un bambino che appicca il fuoco in casa con l’intento di procurare danni);
  • Comportamenti di frode e furto (in uffici, abitazioni, cantieri, edifici, ecc). Oppure rubare articoli o prodotti di valore senza affrontare la vittima;

La condizione clinica di rilievo per questo disturbo è la totale disobbedienza delle leggi o delle regole (Trascorrere le notti fuori casa, nonostante il divieto genitoriale; scappare di case più volte in piena notte e non fare ritorno se non dopo lunghi periodi) e non frequentare le ore scolastiche con regolarità.

In genere, tale disturbo si diagnostica prima dei 13 anni di età.

Come capirlo o accorgersene?

Vi possono essere diversi contesti in cui possono presentarsi comportamenti aggressivi e problematiche di condotta (come sopra descritto), ma quello scolastico gioco un ruolo primario.

Bisogna essere molti attenti nell’osservare il bambino/adolescente prima di proseguire con la diagnosi, in quanto in questi casi la comorbilità con altri disturbi è confinante.

Distinguere tra rabbia, aggressione verbale e differenti tipologie di aggressioni fisiche evidenziando che tali comportamenti possono oscillare da un livello di sgradevolezza e provocatorietà ad uno realmente dannoso.

A volte, il Disturbo Oppositivo Provocatorio e il Disturbo della Condotta possono essere in comorbilità con il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD).

Quali sono le cause?

Molti studi indicano come una possibile causa i fattori genetici, i quali predispongono alla vulnerabilità per la possibile espressione del disturbo.

Altri fattori come ambientali e gli eventi stressanti possono aumentare la probabilità della comparsa di tale problema.

L’ambiente può dare inizio a problemi di aggressività e a comportamenti oppositivi, ma gioca un ruolo primario anche come mantenimento di comportamenti aggressivi. Infatti, anche i fattori familiari sono importanti.

I fattori familiari sono:

  • livelli di depressione nelle persone che circondano il bambino (in particolare le madri);
  • livello di comportamenti antisociali;
  • abuso di sostanze nei genitori;
  • relazioni insicure di attaccamento tra genitori e figli;
  • interazioni coercitive;
  • aggressività da parte dei genitori;
  • problemi di coppia, o disaccordo tra i genitori in merito all’educazione dei figli;
  • l’instabilità familiare.

I fattori ambientali sono:

  • svantaggio socioeconomico;
  • esposizione a modelli aggressivi adulti;
  • eventi stressanti che colpiscono la famiglia;
  • basso supporto sociale nei confronti della madre;
  • instabilità del gruppo di pari.
Il Disturbo da Deficit di Attenzione ed Iperattività (ADHD)

Il Disturbo da Deficit di Attenzione ed Iperattività (ADHD)

Cos’è?

Tali disturbi comprendono un gruppo eterogeneo di disturbi che si caratterizzano per le significative difficoltà nell’acquisizione di abilità di lettura, ragionamento, calcolo e scrittura.

In tali disturbi vi è una lentezza nel processare l’elaborazione di stimoli e compromettono l’andamento generale dell’apprendimento.

Per diagnosticare tali disturbi non vi devono essere altre cause neurologiche, deficit uditivo o visivo, ritardo mentale, problemi emotivi.

Come si manifestano?

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali tale disturbo viene diagnosticato attraverso test standardizzati di lettura, scrittura e calcolo e questi risultano inferiori in modo significativo rispetto all’età, al grado d’istruzione e al livello intellettivo.

Ci sono notevoli problemi a livello scolastico e varie prestazioni della vita quotidiana.

Sono disturbi dominio-specifici, ovvero la compromissione delle informazioni e ristretta ad un ambito specifico.

Tra i principali abbiamo:

  • DISLESSIA, si manifesta con la difficoltà nella capacità di lettura e nella difficoltà a leggere velocemente e correttamente ad alta voce.
    Le difficoltà non sono riconducibili a insufficienze capacità intellettive, mancanza d’istruzione, a cause esterne o a deficit sensoriali.
    Vi sono due forme di dislessia: Superficiale e Fonologica.
    Nella prima, la lettura è caratterizzata da lentezza nell’esecuzione, confusione nell’assegnazione del significato corretto a parole omofone non omografe ( es l’ago e lago), frequenti errori nella lettura di parole polisillabiche con accentazione atipica (iper-regolarizzazione), errori ortografici osservati nella lettura a voce alta (sostituzione, aggiunta o eliminazione di lettere), buona capacità di lettura di lettere isolate, parole regolari e non-parole.
    Nella seconda, poca capacità ad utilizzare la via fonologica e vi sono difficoltà con le parole a bassa frequenza d’uso o non conosciute e con le non-parole (stringhe di lettere senza senso), mentre legge in modo adeguato parole note.
    Vi sono chiare difficoltà di lettura e previlegia l’uso dell’intuizione rispetto a quello di decodifica.
    L’intuizione della parola scritta rappresenta un valido strumento ma anche fonte di errori, detto di anticipazione.
    Nel 1° anno delle elementari il bambino dislessico ha difficoltà ad acquisire l’alfabeto e le mappe grafema-fonema.
    Dalla 2° alla 4° risulta difficile accedere alle mappe e analizzare i fonemi. Se questo problema non viene identificato nei primi anni della scuola primaria, tramite la valutazione di un esperto nel campo dei disturbi dell’apprendimento, le conseguenze possono risultare di una certa gravità.
    Se il bambino dislessico è sottoposto a un metodo d’apprendimento usuale, egli riuscirà solo con un grande dispendio di energia e concentrazione a ottenere risultati che per i suoi compagni e per il suo maestro sono quasi banali.
    Alla scuola dell’infanzia è possibile effettuare una valutazione dei prerequisiti per l’abilità di lettura, in modo da poter intervenire precocemente e rafforzare delle competenze eventualmente carenti.
    I problemi maggiori nascono quando i bambini dislessici non vengono compresi, poiché spesso passano per pigri o addirittura per stupidi. Questo li porta spesso a perdere la propria autostima, a sviluppare forme di depressione o ansia e molto spesso a rifiutare o ad allontanare il mondo della scuola, rinunciando così a molte possibilità.
  • DISGRAFIA, disturbo dell’apprendimento della scrittura a causa del quale il bambino ha difficoltà a scrivere le parole che, tuttavia, può leggere.
    Nelle forme più lievi si manifesta con irregolarità della pressione, della grandezza, della forma e della direzione della produzione scritta.
    Nelle forme più gravi si manifesta con incapacità del soggetto di scrivere sotto dettato o auto-dettato.
    La disgrafia spesso compare quando la scrittura inizia la sua fase di personalizzazione (generalmente in 3° elementare) e di solito viene riconosciuta dagli insegnanti che osservano una disorganizzazione della scrittura del bambino.
    La mano dei bambini affetti da disgrafia scorre con fatica sul piano di scrittura e l’impugnatura della penna è spesso scorretta. La capacità di utilizzare lo spazio a disposizione per scrivere è, solitamente, molto ridotta: il bambino non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole, non segue la linea di scrittura e procede in “salita” o in “discesa” rispetto al rigo.
    La pressione della mano sul foglio non è adeguatamente regolata e talvolta è eccessivamente forte (per eccesso di tensione) e il segno lascia un’impronta marcata anche nelle pagine seguenti del quaderno, talvolta è debole.
    Il tono muscolare è spesso irrigidito o, al contrario eccessivamente rilasciato. Il bambino disgrafico presenta difficoltà notevoli anche nella copia e nella produzione autonoma di figure geometriche(tende ad arrotondare gli angoli ed a non chiudere le forme). Anche il livello di sviluppo del disegno è spesso inadeguato all’età, infatti la riproduzione di oggetti o la copia di immagini è molto generica ed i particolari risultano poco presenti.
    La copia di parole e di frasi è scorretta, sono presenti inversioni nell’attività grafo-motoria ed errori dovuti a scarsa coordinazione oculo-manuale. Le dimensioni delle lettere non sono rispettate, la forma è irregolare, l’impostazione invertita, il gesto è scarsamente fluido, i legami tra le lettere risultano scorretti. Tutto ciò rende spesso la scrittura incomprensibile al bambino stesso, il quale non può quindi neanche individuare e correggere eventuali errori ortografici.
    Anche il ritmo di scrittura risulta alterato, il bambino scrive con velocità eccessiva o con estrema lentezza, ma la sua mano esegue movimenti a “scatti”, senza armonia del gesto e con frequenti interruzioni.
    In sintesi, la disgrafia è una anomalia del movimento corsivo e della condotta del tratto che si traduce in difficoltà di coordinamento, irregolarità delle spaziature, malformazioni e discordanze di ogni tipo associate ad un tratto di pessima qualità.
  • DISORTOGRAFIA, disturbo specifico della scrittura che non rispetta regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto non imputabile alla mancanza di esperienza o a deficit motori o sensoriali.
    La disortografia è la difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici.
    Tra i principali errori sistematici ritroviamo: Confusione tra fonemi simili (Il soggetto confonde cioè i suoni alfabetici che si assomigliano, ad esempio F e V; T e D; B e P; L e R, ecc.); Confusione tra grafemi simili (In questo caso il soggetto ha difficoltà a riconoscere i segni alfabetici che presentano somiglianza nella forma, ad esempio: bp); Omissioni (È frequente che il soggetto tralasci alcune parti della parola, ad esempio la doppia consonante palla- pala; la vocale intermedia fuoco-foco; la consonante intermedia cartolina-catolina); Intervisioni (Questo tipo di errore riguarda le inversioni nella sequenza dei suoni all’interno della parole, ad esempio: sefamoro anziché semaforo).
  • DISCALCULIA, difficoltà specifica nell’apprendimento del calcolo che si manifesta con difficoltà nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell’associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche.
    Nonostante i simboli numerici siano quantitativamente inferiori rispetto a quelli alfabetici (10 contro 21), spesso i bambini con tale problema nutrono enormi difficoltà rispetto alla combinazione dei numeri e la loro posizione spaziale.
    Alcuni non differenziano il 13 dal 31 oppure 745 dal 574, pur essendo in grado di denominare le singole cifre.
    Spesso alla base ci sono difficoltà di orientamento spaziale e di organizzazione sequenziale che si evidenziano sia nella lettura che nella scrittura dei numeri (il numero 9 può essere confuso con il 6, oppure il 12 con il 21).
    Esistono inoltre coppie di numeri che hanno tra loro una lieve somiglianza (ad esempio l’1 e il 7, oppure il 3 e l’8) che vengono spesso confuse anche rispetto all’attribuzione della quantità corrispondente.
    Si evidenzia inoltre una discreta capacità di numerare in senso progressivo (procedendo dallo zero in poi), ma non in senso regressivo, partendo da una determinata cifra in senso inverso.
    Infine un ulteriore ostacolo che crea disagio al soggetto è la difficoltà a memorizzare la tavola pitagorica con conseguente impossibilità ad eseguire in modo corretto moltiplicazioni o divisioni.

Come viene trattato?
Il trattamento deve essere effettuato con l’integrazione di diversi tipi di interventi:

  • logopedico e/o neurocognitivo che porta all’acquisizione delle competenze compromesse dal disturbo e la compensazione funzionale delle difficoltà specifiche di apprendimento.
  • psicologico e/o psicoterapeutico sia per il bambino sia per i genitori con l’obiettivo di accettare il disturbo e sviluppare atteggiamenti e comportamenti adeguati al trattamento del disturbo. Inoltre, è utile per la riduzione dei problemi di autostima associati.
Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Che cosa sono i disturbi dell’apprendimento

I disturbi  specifici dell’apprendimento comprendono un  gruppo eterogeneo di disturbi che si caratterizzano per le significative difficoltà nell’acquisire e nell’utilizzare le abilità di lettura, di ragionamento e calcolo, di scrittura. Questi disturbi sono caratterizzati da una lentezza nel processo di elaborazione degli stimoli  e compromettono l’andamento generale dell’apprendimento. La diagnosi di tali disturbi prevede che non ci siano alla base cause neurologiche, un deficit uditivo o visivo, un ritardo mentale, un problema emotivo.

Come si manifestano e si riconoscono

Secondo il DSM IV si fa diagnosi di disturbo dell’apprendimento quando i risultati dei test standardizzati riguardo alla lettura, scrittura, e calcolo risultano essere inferiori in modo rilevante a quanto previsto rispetto all’età, al grado d’istruzione e al livello intellettivo. Generalmente questi problemi inficiano notevolmente i risultati scolastici e influenzano notevolmente  le prestazioni della vita quotidiana. Tuttavia essi sono disturbi dominio-specifici, ossia la compromissione delle informazioni  è ristretta ad un ambito specifico. Tra i principali disturbi dell’apprendimento ritroviamo la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia.

  • Dislessia

La dislessia è un disturbo che si manifesta con difficoltà nella capacità di lettura e la sua principale manifestazione consiste nella difficoltà che hanno i soggetti colpiti a leggere velocemente e correttamente ad alta voce. Tali difficoltà non possono essere ricondotte a insufficienti capacità intellettive, a mancanza d‘istruzione, a cause esterne o a deficit sensoriali. Si possono distinguere due forme di dislessia, una superficiale ed una fonologica.

Nella dislessia superficiale la lettura è contraddistinta da estrema lentezza nell’esecuzione; confusione nell’assegnazione del significato corretto a parole omofone non omografe ( es l’ago e lago); frequenti errori nella lettura di parole polisillabiche con accentazione atipica (iper-regolarizzazione); errori ortografici osservati nella lettura a voce alta (sostituzione, aggiunta o eliminazione di lettere); buona capacità di lettura di lettere isolate, parole regolari e non-parole.

Nella dislessia fonologica il lettore ha invece una ridotta capacità ad utilizzare la via fonologica e incontra difficoltà con le parole a bassa frequenza d’uso o non conosciute e con le non-parole ( stringhe di lettere senza senso), mentre legge in modo adeguato parole note.

Il soggetto che presenta chiare difficoltà di lettura privilegia, indubbiamente, l’uso del processo intuitivo rispetto a quello di decodifica. L’intuizione della parola scritta rappresenta un valido strumento ma, al tempo stesso, è fonte di errori, definiti di anticipazione.

Nel primo anno delle elementari il bambino dislessico ha difficoltà ad acquisire l’alfabeto e le mappe grafema-fonema.
Dalla seconda alla quarta risulta difficile accedere alle mappe e analizzare i fonemi.

Se questo problema non viene identificato nei primi anni della scuola primaria, tramite la valutazione di un esperto nel campo dei disturbi dell’apprendimento, le conseguenze possono risultare di una certa gravità. Se il bambino dislessico è sottoposto a un metodo d’apprendimento usuale, egli riuscirà solo con un grande dispendio di energia e concentrazione a ottenere risultati che per i suoi compagni e per il suo maestro sono quasi banali. Durante la scuola dell’infanzia è possibile effettuare una valutazione dei prerequisiti per l’abilità di lettura, in modo da poter intervenire precocemente e rafforzare delle competenze eventualmente carenti. I problemi maggiori nascono quando i bambini dislessici non vengono compresi, poiché spesso passano per pigri o addirittura per stupidi. Questo li porta spesso a perdere la propria autostima, a sviluppare forme di depressione o ansia e molto spesso a rifiutare o ad allontanare il mondo della scuola, rinunciando così a molte possibilità.

  • Disgrafia

La disgrafia è un particolare disturbo dell’apprendimento  della scrittura a causa del quale il bambino ha difficoltà a scrivere le parole che, tuttavia, può leggere. Nelle forme più lievi si manifesta con irregolarità della pressione, della grandezza, della forma e della direzione della produzione scritta. Nelle forme più gravi si manifesta con incapacità del soggetto di scrivere sotto dettato o auto-dettato. La disgrafia spesso compare quando la scrittura inizia la sua fase di personalizzazione (generalmente in terza elementare) e di solito viene riconosciuta dagli insegnanti che osservano una disorganizzazione della scrittura del bambino.

La mano dei bambini affetti da disgrafia scorre con fatica sul piano di scrittura e l’impugnatura della penna è spesso scorretta. La capacità di utilizzare lo spazio a disposizione per scrivere è, solitamente, molto ridotta: il bambino non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole, non segue la linea di scrittura e procede in “salita” o in “discesa” rispetto al rigo. La pressione della mano sul foglio non è adeguatamente regolata; talvolta è eccessivamente forte (per eccesso di tensione) e il segno lascia un’impronta marcata anche nelle pagine seguenti del quaderno, talvolta è debole. Il tono muscolare è spesso irrigidito o, al contrario eccessivamente rilasciato. Il bambino disgrafico presenta difficoltà notevoli anche nella copia e nella produzione autonoma di figure geometriche(tende ad arrotondare gli angoli ed a non chiudere le forme). Anche il livello di sviluppo del disegno è spesso inadeguato all’età; la riproduzione di oggetti o la copia di immagini è molto generica ed i particolari risultano poco presenti.

La copia di parole e di frasi è scorretta; sono presenti inversioni nell’attività grafo-motoria ed errori dovuti a scarsa coordinazione oculo-manuale. Le dimensioni delle lettere non sono rispettate, la forma è irregolare, l’impostazione invertita, il gesto è scarsamente fluido, i legami tra le lettere risultano scorretti. Tutto ciò rende spesso la scrittura incomprensibile al bambino stesso, il quale non può quindi neanche individuare e correggere eventuali errori ortografici.

Anche il ritmo di scrittura risulta alterato; il bambino scrive con velocità eccessiva o con estrema lentezza, ma la sua mano esegue movimenti a “scatti”, senza armonia del gesto e con frequenti interruzioni. In sintesi, la disgrafia è una anomalia del movimento corsivo e della condotta del tratto che si traduce in difficoltà di coordinamento, irregolarità delle spaziature, malformazioni e discordanze di ogni tipo associate ad un tratto di pessima qualità.

  • Disortografia

La disortografia è un disturbo specifico della scrittura che non rispetta regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto non imputabile alla mancanza di esperienza o a deficit motori o sensoriali. La disortografia è la difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici; tra i principali errori sistematici ritroviamo:

  • Confusione tra fonemi simili:  – Il soggetto confonde cioè i suoni alfabetici che si assomigliano, ad esempio F e V; T e D; B e P; L e R, ecc.
  • Confusione tra grafemi simili:  – In questo caso il soggetto ha difficoltà a riconoscere i segni alfabetici che           presentano somiglianza nella forma, ad esempio: bp; e
  • Omissioni: – È frequente che il soggetto tralasci alcune parti della parola, ad esempio la doppia consonante (pallapala); la vocale intermedia (fuocofoco); la consonante intermedia (cartolinacatolina).
  • Inversioni: – Questo tipo di errore riguarda le inversioni nella sequenza dei suoni all’interno della parole, ad esempio: sefamoro anziché semaforo.
  • Discalculia

La discalculia è una difficoltà specifica nell’apprendimento del calcolo che si manifesta con difficoltà nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell’associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche.

Nonostante i simboli numerici siano quantitativamente inferiori rispetto a quelli alfabetici (10 contro 21), spesso i bambini con tale problema nutrono enormi difficoltà rispetto alla combinazione dei numeri e la loro posizione spaziale. Molti ad esempio non differenziano il 13 dal 31 oppure 745 dal 574, pur essendo in grado di denominare le singole cifre. Spesso alla base ci sono difficoltà di orientamento spaziale e di organizzazione sequenziale che si evidenziano sia nella lettura che nella scrittura dei numeri (il numero 9 può essere confuso con il 6, oppure il 12 con il 21). Esistono inoltre coppie di numeri che hanno tra loro una lieve somiglianza (ad esempio l’1 e il 7, oppure il 3 e l’8) che vengono spesso confuse anche rispetto all’attribuzione della quantità corrispondente. Si evidenzia inoltre una discreta capacità di numerare in senso progressivo (procedendo dallo zero in poi), ma non in senso regressivo, partendo da una determinata cifra in senso inverso. Infine un ulteriore ostacolo che crea disagio al soggetto è la difficoltà a memorizzare la tavola pitagorica con conseguente impossibilità ad eseguire in modo corretto moltiplicazioni o divisioni.

Trattamento

Il trattamento nei casi di DSA deve considerare l’integrazione di diversi tipi di intervento:

  • Trattamento logopedico e/o neurocognitivo per l’acquisizione delle competenze compromesse dal disturbo e la compensazione funzionale delle difficoltà specifiche di apprendimento.
  • Trattamento psicologico e/o psicoterapeutico per il bambino e per i genitori finalizzato sia all’accettazione del disturbo da parte di tutti,  sia allo sviluppo di atteggiamenti e comportamenti più adeguati al trattamento del disturbo stesso, oltre che per la riduzione dei problemi di autostima associati.
Fobia Scolare

Fobia Scolare

RIFIUTO ANSIOSO DELLA SCUOLA: LA FOBIA SCOLARE

Cos’è?

La fobia scolare è un disturbo che comporta ad un aumento dei livelli di ansia e di paura a frequentare la scuola. Tale comportamento diventa un disturbo quando l’assenza scolastica compromette significativamente una regolare frequenza provocando problematiche a breve e lungo termine.

Come si manifesta?

Per fare diagnosi di tale disturbo devono essere presenti i seguenti comportamenti e sintomi somatici:

  • Alti livelli di ansia, quando si esci dall’abitazione o mentre si raggiunge la scuola o giunto all’istituto scolastico, tali da presentare sintomatologia di panico.
  • Elevati sintomi somatici (come vertigini; mal di testa; tremori; palpitazioni; dolori al torace: dolori addominali; nausea; vomito; diarrea; dolori alle spalle; dolori agli arti).
  • Gli elevati livello di ansia e di angoscia possono presentarsi anche dalla sera prima, tanto da disturbare il sonno (incubi o risvegli notturni).

Come si riconosce la fobia scolare?

I comportamenti di agitazione, paura e angoscia si presentano quando il bambino si appresta ad andare a scuola. Su un piano più grave, i bambini mostrano grave agitazione e panico chiedendo di rimandare la frequenza scolasti al giorno successivo con vere e proprie suppliche.

I bambini, con grave fobia scolare, possono anche presentare aggressività, rinchiudersi in camera/casa, nascondersi.

Gli adulti non riescono in nessun modo a mediare con il bambino e persuaderlo, in quanto ingabbiato un un’oda emozionale. Se costretti alla scuola, in questa situazione emozionale, i bambini possono isolarsi, nascondersi, lunghe sessioni di pianto e scappare per ritornare a casa (unico luogo di sicurezza).

I bambini di età tra i 5 e i 7 anni, possono somatizzare tale angoscia, infatti spesso presentano: cefalee; dolori addominali; vomito; astenia (sensazione di forte affaticamento fisico); febbre. Nei giorni di ferie scolastiche o del fine settimane tali sintomi somatici tendono a svanire per poi ripresentarsi nella prossimità di andare a scuola.

Quali sono le cause?

Principalmente vi sono cause ambientali. Infatti, la sintomatologia può iniziarsi a presentarsi in seguito ad esperienze di vita stressanti avvenuti a scuola o a casa, come:

  • Una malattia propria o dei genitori;
  • Una separazione coniugale tra i genitori avvenuta in un ambiente ostile e conflittuale;
  • Una separazione transitoria da uno dei due genitori;
  • Una conflittualità relazionale in famiglia;
  • Legame disadattivo con uno dei due genitori;
  • Problematiche relazionali con gli amici della scuola o con l’insegnante;
  • Ritorno a scuola dopo una lunga assenza.

Alcuni studi suggerirebbero anche una causa biologica, ma nella maggior parte dei casi la variabile ambientale e di contesto familiare è predominante. Ad esempio madri con atteggiamenti ansiosi o fobici, causando nel bambino un’interiorizzazione di sé come “bisognoso di protezione”. Al contrario, un padre poco rassicurante e spesso assente per diverse cause, causando un’assenza di riferimento per l’immagine interiore, al bambino, rassicurante o di una figura di identificazione dotata di una sicurezza.

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo in Età Evolutiva

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo in Età Evolutiva

Cos’è?

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo in età evolutiva è caratterizzato dalla presenza di pensieri ricorrenti e/o ripetuti comportamenti portando il bambino ad un forte stress e ad un significativo danno funzionale.

Per ossessioni, si intendono i pensieri, immagini mentali, le idee, gli impulsi percepiti come intrusivi e giudicanti.

Per compulsioni, si intendono i comportamenti ripetitivi (es.: taccare più volte un oggetto) e atti mentali (es.: pregare ripetutamente) che il bambino si sente costretto di mettere in atto per sfuggire alla minaccia dettata dai pensieri intrusivi, per ridurre l’ansia e l’angoscia e per eliminare le persistenti preoccupazioni e pensieri disturbanti.

Quindi, le compulsioni hanno il fine di ridurre l’ansia, provocando un momentaneo sollievo o benessere alla persona.

Come si manifesta?

Vengono distinte diverse tipologie di DOC, in quanto le ossessioni e le compulsioni possono essere di natura differente. Possono anche presentarsi, le varie tipologie, in concomitanza:

  • Disturbo da Contaminazione:
    Sono ossessioni e compulsioni collegate a improbabili (o spesso difficili) contagi o contaminazioni;
  • Disturbo da Controllo:
    Sono ossessioni e compulsioni di continui e lunghi controlli senza alcuna necessità. Hanno il fine di prevenire incidenti o disgrazie;
  • Ossessioni Pure:

Sono delle ossessioni che non sono seguite da compulsioni di alcun tipo o genere. Le persone, con solo ossessioni, hanno dei pensieri o immagini mentali ripetute con conseguente comportamento indesiderato, rischioso o socialmente non accettabile (es.: aggredire qualcuno);

  • Superstizione Eccessiva:
    Sono dei pensieri superstiziosi estremizzati.
    Come, fare o no determinate cose, pronunciare o meno alcune parole, vedere o meno certe cose, contare o meno alcuni oggetti.
    L’effetto sulla realtà può essere positivo e, quindi, scongiurato solo se viene ripetuta l’azione;
  • Ordine e Simmetria:
    Vi è l’intolleranza assoluta di vedere alcuni oggetti posti in modo disordinato e non simmetrico procurando nell’individuo sensazioni sgradevoli di poca armonia e di logica.
    Di solito gli oggetti sono i libri, le penne, CD, asciugamani, vestiti, piatti, pentole, posate ecc.
    Gli individui con tale ossessione, passano maggior parte del tempo a riordinare simmetricamente l’intero luogo fino a sperimentare una sensazione di tranquillità e soddisfazione.
  • Disturbo d’Accumulo/ Accaparramento:
    Di rara frequenza, sono persone che accumulano e conservano tutti gli oggetti che posseggono o con i quali entrano in contatto.
  • Compulsioni Mentali:
    Sono dei precisi riti mentali, come contare o pregare, che hanno l’obiettivo di scongiurare che possa accadere il contenuto del pensiero. Riducendo l’ansia.
    Di solito, una particolare forma è la continua preoccupazione irrazionale che una parte del proprio corpo possa essere difettosa o deforme.

Come si riconosce?

A rendere i pensieri e le azioni patologiche è la frequenza piuttosto che il contenuto del pensiero o dell’azione. Infatti, capita a tutti di ritornare a casa per controllare di aver chiuso il gas dei fornelli.

Le ossessioni patologiche hanno una frequenza maggiore, comportando a delle reazioni emotive intense e disagianti. Tali reazioni durano nel tempo e sono di difficile gestione.

Quali sono le cause?

In letteratura, purtroppo, viene poco studiato tale disturbo.

I fattori che giocano un ruolo primario sono quelli individuali, nello specifico lo stress e il tono dell’umore disforico (ovvero una mix alternato tra tristezza e rabbia). Infatti, nella maggior parte dei casi le persone mettono azione i pensieri intrusivi e le conseguenti compulsioni quando sono in una situazione di forte stress e hanno difficoltà a gestire forti stati emotivi, come la tristezza.

Inoltre, vi sono anche delle specifiche caratteristiche di personalità che aumentano i pensieri intrusivi, come: alta sensibilità alla minaccia o al pericolo; frequenza elevata di emozioni negative; coscienziosità; grande senso di responsabilità; rigidità morale; timidezza.