Terapia Solidale

Terapia Solidale

Il progetto di Terapia Solidale nasce dal desiderio di offrire una risposta di qualità, a costi contenuti, alle persone colpite da disturbi psicologici che vivono in difficoltà economiche, ai giovani di ogni estrazione sociale, senza lavoro o con occupazione precaria, ai cittadini esclusi dal circuito lavorativo o con problematiche invalidanti, alle persone comuni del ceto medio che hanno difficoltà a sostenere il costo della vita e che sarebbero pertanto escluse o impossibilitate ad accedere a percorsi di cura e prevenzione della salute psicologica.
La Terapia Solidale si rivolge inoltre a coloro le cui richieste e i cui bisogni, non trovando purtroppo risposta nelle possibilità e nelle risorse del servizio pubblico si vedono costrette a rinunciare ai loro bisogni di cura o ad indirizzare le loro richieste d’aiuto ad un centro clinico privato.
Il nostro progetto di Terapia Solidale vuole offrire un’assistenza psicologica completa, che comprende sia la valutazione della problematica innesco della richiesta di aiuto sia la definizione del profilo di funzionamento psicologico e la descrizione dell’inquadramento diagnostico, unitamente ad un adeguato percorso di cura ad un prezzo sostenibile. Uno psicoterapeuta esperto, dopo un primo colloquio finalizzato alla comprensione del disagio, affiderà la persona ad un collega specializzando, costantemente supervisionato ed affiancato per tutta la durata percorso che avrà cadenza settimanale. La qualità dell’aiuto offerto è garantita dall’applicazione unica e costante di protocolli di intervento di comprovata efficacia e dalla costante e attenta supervisione clinica.

  • Prezzo contenuto
  • Qualità dell’intervento garantita
  • Protocolli di intervento di comprovata efficacia

CMT – Control Mastery Theory

CMT – Control Mastery Theory

La Control Mastery Theory è una teoria della psicopatologia e della psicoterapia elaborata da Joseph Weiss e Harold Sampson e verificata empiricamente dal San Francisco Psychotherapy Research Group negli ultimi quarant’anni. Essa assume che, sia a livello conscio sia a livello inconscio, l’essere umano fa di tutto per adattarsi nel migliore dei modi al suo ambiente, cerca di sentirsi al sicuro rifuggendo da situazioni che valuta come pericolose e, in virtù di tali considerazioni, organizza il suo comportamento e regola l’accesso di contenuti mentali (emozioni, pensieri, ricordi) alla consapevolezza. Ogni persona, quindi, fin dalla nascita cerca attivamente di conoscere la realtà che la circonda e di riflettere su di essa, astraendo dalle esperienze che vive un insieme di regole (credenze), consce e inconsce, con cui forma una “mappa” che utilizzerà per muoversi nel mondo. L’insieme delle credenze risponde alle domande “Chi sono io? Come devo essere? Come è il mondo? Come deve essere? Come funzionano le cose e i rapporti, e come devono funzionare?”. Lo sviluppo di queste credenze è significativamente influenzato dal rapporto con i genitori, i fratelli e le principali figure di riferimento dell’infanzia e dell’adolescenza. La sofferenza psicologica è espressione di particolari tipi di credenze, dette “credenze patogene”, che originano da esperienze dolorose del passato (traumi da “stress” e da “shock”) che hanno portato l’individuo ad associare il perseguimento di obiettivi sani, piacevoli e desiderabili, a pericoli per se stesso o per le persone a lui care. In virtù del pericolo che esse prospettano, l’individuo è fortemente spaventato all’idea di sfidare le proprie “credenze patogene”. Ma, data la sofferenza che provocano, è anche fortemente motivato a ricercare prove che ne attestino la falsità, al fine di superarle e di raggiungere uno stato di benessere e soddisfazione.

Chiedendo un aiuto psicologico, gli individui metteranno inconsciamente alla prova le loro credenze patogene nel rapporto con il clinico, sperando che questi li aiuti a divenirne consapevoli, riesca a rassicurarli della loro falsità e fornisca esperienze emotive in grado di riparare le ferite lasciate dai traumi patiti di modo che possano essere padroneggiati e non risultino più di ostacolo nel perseguimento dei propri obiettivi di crescita.

TCC – Terapia Cognitivo Comportamentale

TCC – Terapia Cognitivo Comportamentale

Che cos’è la terapia cognitivo comportamentale

La psicoterapia cognitivo comportamentale (TCC) è un trattamento indicato per affrontare i disturbi psicopatologici, come l’ansia, gli attacchi di panico e le fobie.

La TCC si focalizza prevalentemente sul presente, orientandosi alla soluzione dei problemi attuali. I pazienti apprendono alcune specifiche abilità (coping), che riguardano l’identificazione dei modi distorti di pensare, ovvero nel credere che i nostri pensieri e le nostre emozioni rispecchino la realtà di ciò che accade.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CCT) si propone, di conseguenza, di aiutare i pazienti ad individuare i pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali di ragionamento e d’interpretazione della realtà, al fine di sostituirli e/o integrarli con convinzioni più funzionali.

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale è attualmente considerata a livello internazionale uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione e il trattamento dei disturbi psicopatologici.

La terapia cognitivo-comportamentale è un trattamento psicologico di provata efficacia soprattutto per alcuni disturbi emotivi: ansia (e i suoi vari sottotipi: disturbi di panico, fobia sociale, ansia generalizzata, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo post-traumatico da stress) e depressione. Quando si dice che la terapia cognitivo-comportamentale è efficace si intende che essa è stata testata in studi scientifici controllati dotati della stessa rigorosità di quelli effettuati per le terapie farmacologiche.

Come funziona la Terapia Cognitivo-Comportamentale?

La terapia cognitivo-comportamentale agisce sui pensieri più immediati e automatici che precedono di un attimo e accompagnano le nostre sofferenze emotive. Secondo la teoria della terapia cognitivo-comportamentale, il malessere psicologico dipende spesso da ciò che pensiamo. Si tratta di idee che balenano per un attimo nella nostra mente chiamate “pensieri automatici” e che poi ci rimangono dentro. Questi pensieri li diamo per scontati, non li mettiamo in discussione, diamo per garantito che siano veri. Insomma, ci crediamo. E così, se siamo ansiosi e impauriti, pensiamo e quindi crediamo che ci sta per accadere qualche sciagura, o che siamo persone fragili. Se siamo tristi e depressi, pensiamo e quindi automaticamente crediamo che la nostra vita sia andata in malora, che non ci sia più niente da fare per trovare un lavoro o degli amici o salvare il nostro matrimonio. E così via.

La terapia cognitivo-comportamentale sostiene che non siamo condannati a credere ai nostri pensieri. A questi pensieri automatici, anche se non inconsci, siamo così abituati che ne siamo diventati inconsapevoli. E in questo modo abbiamo dimenticato che sono solo pensieri. Li consideriamo fatti, oggetti, cose che non possono essere modificate e che sono di per sé vere, solo perché da sole ci vengono in mente e perché così siamo abituati. E infatti sono abitudini, abitudini mentali che sono diventate il nostro carattere. Ma non è così. Possiamo ripensare a fondo questi pensieri e cambiarli. E dopo averli cambiati cambieranno le nostre emozioni, anche quelle più dolorose: l’ansia e la depressione. Così funziona la terapia cognitivo-comportamentale.

La terapia cognitivo comportamentale è un valido strumento anche per bambini, consente di lavorare sugli atteggiamenti scorretti e disfunzionali e applica gli stessi principi sui quali vengono impostate le conversazioni con gli adulti.

Lista dei disturbi che possono essere trattati efficacemente con la Terapia Cognitivo comportamentale

  • Disturbi d’ansia (compreso il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo post-traumatico da stress, il disturbo di panico, la fobia sociale e la fobia specifica)
  • Disturbi dell’umore (compreso il disturbo depressivo maggiore e il disturbo bipolare)
  • Disturbi alimentari (compreso l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata)
  • Disturbi del sonno (compreso l’insonnia)
  • Disturbi della personalità (compreso il disturbo borderline di personalità)
  • Disturbi sessuali (compreso la disfunzione erettile e il disturbo dell’eccitazione sessuale femminile)
  • Disturbi da uso di sostanze (compreso l’alcolismo e la tossicodipendenza)
  • Disturbi psicosomatici (compreso il disturbo da somatizzazione)
  • Disturbi del controllo degli impulsi (compreso il disturbo da gioco d’azzardo)
  • Disturbi del comportamento alimentare e dell’obesità


    La TCC può anche essere utilizzata per il trattamento di altri problemi psicologici, come ad esempio il disturbo da stress post-partum, il disturbo da stress da accudimento degli anziani, il disturbo da stress da separazione, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e la schizofrenia. Tuttavia, per alcuni di questi disturbi, sono necessarie delle modifiche specifiche alla terapia standard della TCC.

    Dove trovare uno Psicologo cognitivo comportamentale a Napoli

     

    Contatta Centro Flegreo di Psicoterapia Cognitiva: questo centro è altamente specializzato nella Terapia cognitivo comportamentale e ha come mission quella di connettere quanto più possibile tra loro i mondi della clinica, della ricerca e della formazione.
    La proposta terapeutica del nostro centro è preceduta da un rigoroso accertamento effettuato attraverso strumenti diagnostici (interviste strutturate e questionari) che permette di inquadrare il problema emotivo in una diagnosi e di impostare il trattamento secondo un’ottica personalizzata.

    La terapia cognitivo-comportamentale è stata descritta per la prima volta Albert Ellis (1962) e Aaron T. Beck (1964). Essa si articola in protocolli di terapia: procedure dettagliate e formalizzate di psicoterapia per disturbi specifici, da applicare come se si trattasse di farmaci. E come per i farmaci è stata verificata la loro efficacia per vari disturbi psicologici: la depressione e l’ansia (Beck, Rush, Shaw, Emery, 1979; Beck, Emery, Greenberg, 1985), il disturbo di panico (Clark, 1986), la fobia sociale (Clark, Wells, 1995), il disturbo post-traumatico da stress (Elhers, Clark, 2000) e il disturbo ossessivo-compulsivo (Salkovskis, 1985).

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TMI – Terapia Metacognitiva Interpersonale

TMI – Terapia Metacognitiva Interpersonale

La Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) appartiene all’ultima generazione delle psicoterapie cognitive sviluppate negli ultimi vent’anni. La Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) è nata e si è sviluppata a metà degli anni ’00 per adattare i modelli di terapia cognitiva alla cura dei pazienti con disturbi di personalità, che rispondevano meno ai trattamenti psicoterapeutici esistenti all’epoca.

Quali sono gli obiettivi della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI)

La Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) è un approccio sviluppato principalmente per il trattamento dei disturbi di personalità, ma include una struttura che permette di trattare i disturbi di Asse I correlati (depressione, ansia, disturbi ossessivi, disturbi alimentari). La Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) mira a migliorare la metacognizione, cioè la capacità di comprendere i pensieri, le emozioni, le cause psicologiche dei propri comportamenti disfunzionali, promuovere e affinare la capacità di capire cosa gli altri pensano, provano e cosa li muove ad agire, per promuovere modi di relazionarsi più funzionali attraverso la comprensione degli schemi interpersonali che guidano le azioni.

La Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) si suddivide in due parti. La prima parte è denominata “Formulazione condivisa del funzionamento” in cui il terapeuta TMI, aiutando il paziente a rievocare ed esplorare una serie di memorie autobiografiche tra loro associate, ricostruisce assieme al paziente il modo in cui il paziente pensa, sperimenta emozioni e si comporta all’interno delle relazioni interpersonali (schemi interpersonali), aiutandolo a comprendere come la propria sofferenza sia generata principalmente da tali schemi.

Una volta ricostruita la scena e compresi i motivi psicologici di sofferenza e problemi, la Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) passa alla “Promozione del cambiamento”, che comprende l’adozione di prospettive alternative, la valorizzazione di aspetti positivi, sani e funzionanti di sé, la promozione di un senso di padronanza di sé per realizzare i propri desideri e obiettivi. In fasi più avanzate di terapia, la Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) aiuta il paziente a comprendere come possa contribuire con i propri comportamenti e attitudini alla creazione dei problemi e cambiare in modo da ottenere dagli altri risposte migliori.

EMDR – Eye Movement Desensitization and Reprocessing

EMDR – Eye Movement Desensitization and Reprocessing

L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), da noi traducibile come “Desensibilizzazione e Rielaborazione tramite movimenti oculari”, è un trattamento psicoterapico nato in America alla fine degli anni ’80. L’EMDR si focalizza sul ricordo delle esperienze disturbanti traumatiche, particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo, che possano aver contribuito al disturbo e che portano le persone in terapia. Uno degli aspetti più importanti in questo tipo di terapia è l’identificazione degli eventi di vita che sono stati “traumatici”. Questi eventi possono essere traumi dovuti ad incidenti, lutti, terremoti, disastri naturali, ma anche traumi di tipo interpersonale – relazionale, come i traumi emotivi che si generano nella relazione con una figura di attaccamento disfunzionale.
Esperienze che comportano uno stato di stress possono avere degli effetti particolari sulla memoria. Le esperienze traumatiche possono inibire la normale elaborazione dei ricordi interferendo con i meccanismi di registrazione e immagazzinamento.
Infatti quando si vive un’esperienza traumatica e dolorosa che non si riesce a dimenticare e ci ossessiona o ci crea dei sintomi, il ricordo di quel vissuto traumatico si congela e non si riesce ad elaborare. Resta cioè a replicarsi nel nostro cervello generando dei sintomi spiacevoli.
La desensibilizzazione e la rielaborazione che avvengono durante una seduta di EMDR derivano dall’elaborazione del ricordo dell’esperienza traumatica e quindi si osserva che il paziente per la prima volta vede il ricordo lontano, distante. Riesce così a modificare le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione ed eliminando le sensazioni fisiche spiacevoli.
Dopo il lavoro con l’EMDR, i pazienti ricordano ancora l’evento o l’esperienza traumatica, ma sentono che questa fa parte del passato e il suo contenuto è totalmente integrato in una prospettiva neutrale.
L’EMDR riduce così la vividezza e la carica emotiva di ricordi disturbanti.

Secondo la letteratura internazionale, il disagio emotivo causato da eventi traumatici richiede un trattamento specifico e ben delineato al fine di ottenere una risoluzione definitiva.  L’efficacia dell’EMDR è supportata da molta ricerca scientifica. Inoltre il trattamento EMDR viene indicato dalle più note linee guida internazionali come uno dei trattamenti di elezione per il PTSD (Disturbo da Stress Post Traumatico).