Disturbi alimentari: Cibo e mente sono collegati?

Se pensate che cibo e mente siano in qualche modo collegate, avete ragione. Le nostre emozioni hanno continue fluttuazioni durante la giornata: siamo più tristi, meno tristi, più energici e meno energici, e così via. Tutto nell’arco di una mezz’ora o un ora. Provate a far caso all’ultima volta che avete mangiato qualche cibo spazzatura fuori dai vostri piani. Vi è mai capitato di mangiare quando siete più arrabbiati? Oppure quando siete in ansia, lo stomaco si chiude completamente?

 

Sfoghi l’ansia, la rabbia o la noia con il cibo? ecco perché cibo e mente sono collegati. 

 

Esaminiamo ad esempio il caso della rabbia: una persona può andare a lavoro e proprio quel giorno viene chiamata nell’ufficio del capo, con il quale litiga; la litigata è così pesante che il capo decide di levargli dei grossi incarichi a cui questa persona stava lavorando da qualche mese. Così preso dalla rabbia, si alza dalla sedia, esce dall’ufficio e sbatte la porta. Con denti stretti, fronte corrugata e camminata veloce senza nemmeno rendersene conto, si ritrova fuori l’edificio dove lavora e va dritta verso quel backery che stava adocchiando da 6 mesi ma dove non era mai entrata visto che aveva iniziato da poco una dieta. Entra e si siede al tavolo chiedendo una fetta di Red Velvet con cappuccino al caramello. Dopo che mangia tutto, ecco che si sente meglio per elaborare la cattiva notizia.

 

Cosa è successo? La nostra persona ha appena utilizzato il cibo per gestire l’emozione di rabbia. Capita a tutti in modo più o meno cosciente e per periodi più o meno prolungati e ognuno di noi utilizza il cibo in modo diverso.

 

Altre forme del disturbo Alimentare: dipendenza da cibo

 

Siamo abituati a pensare che chi usa il cibo in modo disfunzionale possa avere un Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) come chi soffre di Anoressia, Bulimia o Binge Eating (Abbuffate compulsive). In realtà, possiamo pensare al comportamento alimentare come ad un continuum di diversa gravità, in cui non si arriva per forza all’abbuffata o al rifiuto del cibo, ma l’utilizzo di questi comportamenti alimentari porta ad ogni modo ad una qualità della vita peggiore. In altre parole, usiamo il cibo come ricompensa, in cui sentiamo di provare qualcosa di sgradevole, mangiamo qualcosa che ci piace (generalmente cibo spazzatura o cibo proibito dalla dieta), la sensazione sgradevole diminuisce oppure svanisce. Questo però a lungo termine può portare al così detto “food addiction” o dipendenza da cibo, il quale non solo crea danni dal punto di vista internistico (come diabete, colesterolo, ecc) ma dopo l’assunzione di cibo spazzatura, la persona potrebbe iniziare a provare altre emozioni spiacevoli, come il senso di colpa o abbassamento di autostima per non essere stati in grado di resistere al cibo.

 

Cosa sono il Grazing, Sweeteating, Nocturnal Eating

 

  • Grazing: in cui si spilluzzica tutto il giorno. La persona che fa uso di questo comportamento alimentare pensa di non mangiare tantissimo e in effetti ai pasti probabilmente non mangia quantità eccessive, ma mangia costantemente piccoli pezzettini durante tutto l’arco della giornata. Dalla mattina a ora di pranzo prende pezzetti di pane, di biscotti e caramelle almeno 4-5 volte e lo stesso capita tra il pranzo e la sera. Dolce o salato non importa. L’importante è masticare cibo.

 

  • Sweeteating: spilluzzica tutto il giorno ma nello specifico dolci. I dolci sono come una dipendenza, ed in effetti lo sono. Lo zucchero arriva al sistema dopaminergico e di conseguenza anche se la persona non si sente la sensazione di fame, il cervello dice di avere necessità di dolce. In questo modo la persona inizia a mangiare un cioccolatino alla volta, un biscotto alla volta e così tantissime volte al giorno tanto da non capire quanto effettivamente ha mangiato. Inoltre, la cioccolata non crea molto spazio nello stomaco e in questo modo non ci si rende conto di cosa ha ingerito.

 

  • Nocturnal Eating: questo accade quando la persona non riesce a prendere sonno se prima non ha mangiato qualcosa. Anche avendo consumato i tre pasti al giorno e magari i due spuntini, dopo cena la persona sente il bisogno di mangiare altro: può essere un pacco di patatine, può essere un paio di merendine o magati di un panino, ma se non consuma questo particolare spuntino, non riesce a prendere sonno. Oppure, anche avendo consumato i diversi durante la giornata, la notte si sveglia per mangiare. Spesso lo chiamiamo lo spuntino di mezzanotte; il meccanismo è lo stesso, quindi un panino, la così detta zuppa di latte oppure le patatine. Spesso quando si mangia di notte è perché di giorno non si riesce ad avere un momento per sé stessi, mentre durante la notte, nel silenzio della casa e lontano dal telefono che squilla, ci si può fermare e accorpare tutti i piccoli momenti che non ci si è riusciti a dedicare durante il giorno.

 

In questi casi è possibile che si usi il cibo per abbassare l’intensità delle emozioni oppure per migliorare un po’ l’umore dopo una brutta notizia e quindi gratificarsi. Solo che spesso, alla fine della giornata o magari il giorno dopo ci si sente in colpa per aver mangiato fuori orario oppure non ci si riesce a spiegare come mai la bilancia dice di essere ingrassati di qualche kilo. Inoltre, è stato evidenziato come sensazioni di stress aumentino la voglia di mangiare, creando un inversione tra i livelli di cortisolo e melatonina leptina. Rispetto al nocturnal eating, esso porta la persona ad avere un ritmo sonno-veglia alterato perché non riesce a dormire costantemente durante la notte.

 

Rimedi e consigli per i Disturbi alimentari

 

Questi tre comportamenti alimentari (Grazing, Sweeteating, Nocturnal Eating) non sono così eclatanti come le abbuffate, ma è comunque una piccola forma di controllo sul cibo. Come si scopre se effettivamente con questi comportamenti si gestiscono le emozioni? Se vi riconoscete in uno di questi, provate a osservare quando effettuate questi comportamenti o se ci sono dei momenti in cui li fate più spesso e magari osservate se in quella giornata avete avuto una brutta notizia o se avete il bisogno di rilassarvi perché vi sentite stressati; oppure provate a non spilluzzicare o a non mangiare cioccolatini oppure a non mangiare di notte per qualche mese.

 

Anche se questo è un comportamento ben radicato fin dall’infanzia o comunque da molti anni, quello che si può fare è osservare se si ha fame oppure no e soprattutto se è successo qualcosa o se ci sono pensieri che generano emozioni come rabbia, tristezza o ansia.

 

Il modello cognitivo-comportamentale per il trattamento disturbi dell’alimentazione

 

Il modello cognitivo-comportamentale si è dimostrato valido per aiutare i pazienti affetti da Disturbi dellAlimentazione e di conseguenza migliora nettamente la qualità di vita.

 

 

 

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