Spesso capita che nell’arco della vita o magari anche per tutta la durata della vita, non piaccia il proprio corpo. Troppo grassi, troppo magri, poco tonici oppure poche forme. Quindi non è patologico avere una preoccupazione per il corpo, ciò che rende la preoccupazione dipende sia da ciò che si è disposti a fare pur di dimagrire e sia quanto si sta male per la preoccupazione.

A differenza dell’anoressia, per avere una diagnosi di bulimia nervosa non si prende in considerazione il peso corporeo, infatti chi ne soffre può essere sia in sovrappeso, sia normopeso e sia sottopeso. Gli ingredienti che ci servono per parlare di bulimia nervosa sono diversi:

  • uno dei principali è quello in cui la persona vuole dimagrire sempre di più e per farlo decide di mangiare sempre di meno, o almeno ci prova perché non sempre riesce a seguire una dieta ferrea.
  • Un altro ingrediente è legato alla fame. Se una persona si mette a dieta ferrea, sentirà la fame sempre più forte.
  • Una fame così forte diventa incontrollabile, al punto da effettuare un’abbuffata. Avere un’abbuffata significa iniziare a mangiare tutto quello che c’è a disposizione, mischiando dolce e salato (certe volte non ricordando nemmeno quello che si è mangiato), mangiando in un arco di tempo molto ristretto; il cibo non ha più gusto e non ci si riesce a fermare. Ci si ferma quando ci si sente male oppure quando non c’è più spazio per far entrare il cibo.
  • Ingrediente fondamentale della bulimia nervosa è legato a quello che succede quando si mangia troppo e si sgarra dalla dieta. Infatti, il senso di colpa e l’ansia sono così forti che la persona deve fare qualcosa per rimediare all’errore commesso. Ovvero indursi il vomito. Una volta che ci si è indotti il vomito, il senso di colpa diminuisce così come l’ansia.
  • cosa ci si aspetta da una persona che si vede sempre grassa? Cercherà tanti modi per dimagrire, quindi potrebbe anche usare altri metodi insieme al vomito, come usare parecchi lassativi, usare eccessiva attività fisica.

Nella mente c’è dipiù. Il cibo diventa una vera ossessione, un pensiero costante nella propria vita, diventa l’area principale della vita, quindi non c’è spazio per nient’altro. non c’è spazio per amici. Niente svaghi nè hobby. Si può arrivare anche ad avere problemi sul lavoro. No a qualsiasi altro obiettivo.

Incomincerà a cercare sui social modi per dimagrire e resistere al senso di fame. Così come si inizierà ad evitare di uscire con amici, parenti e colleghi per non mangiare troppo o per paura di sgarrare dalla dieta. Anche perché se si sgarra si inizia a pensare qualcosa del tipo “adesso devo andare a vomitare, altrimenti non riuscirò a eliminare quello che ho mangiato”. Insomma, si diventa imprigionati dal pensiero di dover controllare il proprio peso corporeo.

Proviamo anche a ricordare cosa abbiamo provato quella volta che ci abbiamo provato con tutti noi stessi in un obiettivo da raggiungere ma nonostante tutti i nostri sforzi non siamo riusciti a raggiungerlo. Come ci siamo sentiti? Tristi, magari arrabbiati, ci siamo sentiti svalutati e incapaci. Però magari dopo poco abbiamo deciso di pensare al prossimo obiettivo. Per chi soffre di bulimia questo non è possibile, non riescono a passare all’obiettivo successivo, anzi, si focalizzano ancora di più portando standard sempre più elevati e le emozioni collegate ad ogni fallimento sono delusione, rabbia, disperazione e magari solitudine.

Purtroppo queste saranno le lenti con cui vede il mondo chi sente costantemente queste emozioni.

 

Solo che tutto questo sforzo crea conseguenze sia sul piano cognitivo/mentale, sia sul piano internistico.

  • Sul piano cognitivo/mentale immaginiamo una persona che pensa esclusivamente a come evitare il cibo; non avrà le forze attentive per pensare ad altro, il suo filtro girerà intorno al cibo: a come cucinare, a quali ingredienti usare, agli oggetti da cucina, a cosa mangiare quando sarà arrivata all’obiettivo. Non solo, stare a dieta ferrea rende stanchi, senza forse, molto più irritabili, tristi e anche arrabbiati; il fatto di abbuffarsi non cambia tanto la musica, perché il corpo non riesce a recuperare le sostanze nutritive necessarie, soprattutto se poi si ricorre al vomito. Tutto questo non fa altro che rendere la persona esausta. Inoltre, arrivare all’abbuffata o allo “sgarro” dalla dieta fa sentire la persona una fallita, la fa sentire incapace e magari anche una brutta persona, arrivando anche ad un umore abbastanza basso.
  • Sul piano internistico la situazione non è delle migliori. Anche se la diagnosi di bulimia nervosa non considera il peso corporeo, l’induzione del vomito e gli altri comportamenti che servono a dimagrire (come attività fisica eccessiva, lassativi eccessivi) danneggiano il corpo: con il vomito le pareti dello stomaco, le pareti del tratto faringeo saranno molto danneggiate a causa dei succhi gastrici, provocando dolore ma anche complicazioni come sanguinamento; l’utilizzo eccessivo di lassativi può creare problematiche come diarrea, problemi al colon, dolori addominali e sbalzi elettrolitici (ovvero si crea un improvvisa diminuzione dell’acqua nel nostro corpo che, in condizioni gravi, può essere rischioso se non si ripara tempestivamente); l’eccessiva attività fisica, invece, oltre a eliminare troppa acqua dal corpo, crea un danno ai muscoli perché messi troppo sotto sforzo.

Prima che questa persona si trovi in questo circolo vizioso, generalmente i legami familiari erano un po’ complessi e forse questa persona vorrebbe apparire la migliore in quello che fa, forse vorrebbe l’approvazione degli altri e sentirsi tra i più “bravi”. Alza l’asticella sempre più in alto e allo stesso tempo deve affrontare quello che la vita le propone. Tutto questo genera eccessiva ansia e forse sentirà di non farcela più. Invece di rivalutare ciò che si ritrova intorno, senza nemmeno rendersene conto, si troverà intrappolata nei pensieri e nel controllo del cibo.

Talvolta, altri disturbi, come i disturbi di personalità, vengono scambiati per bulimia nervosa, oppure potrebbero essere presenti entrambi e quindi avere difficoltà a comprendere cosa spinge una persona a comportarsi e a provare emozioni in determinate situazioni.