Quando in una coppia uno dei due partner “si allontana emotivamente” sviluppando freddezza o disinteresse, la sensazione più comune è quella di trovarsi davanti a qualcosa di improvviso e inspiegabile. In realtà, dal punto di vista della psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), il distacco emotivo è raramente un evento improvviso: è piuttosto il risultato di un processo graduale, fatto di piccoli cambiamenti nei pensieri, nelle emozioni e nei comportamenti di entrambi i partner.
Parlare di distacco emotivo significa riferirsi a una riduzione della connessione affettiva: meno condivisione, meno espressione emotiva, meno coinvolgimento. Questo può manifestarsi in modi diversi, come silenzi più frequenti, comunicazione solo “funzionale” ed evitamento del confronto. Tuttavia, ciò che accomuna queste manifestazioni è una progressiva perdita di accesso reciproco al mondo emotivo dell’altro.
Com’è spiegato questo fenomeno in psicoterapia? Cause e dinamiche
La CBT interpreta questo fenomeno come il risultato di un’interazione circolare tra cognizioni, emozioni e comportamenti. Non si tratta, quindi, di un problema “di uno dei due”, ma di un pattern relazionale che si costruisce nel tempo (Epstein & Baucom, 2002). Ad esempio, un partner può iniziare a pensare “Non gli importa più di me”, sviluppando tristezza o rabbia, e reagire cercando maggiore vicinanza. L’altro, percependo pressione o conflitto, può ritirarsi ulteriormente. Questo ciclo, spesso descritto come dinamica “domanda-ritiro”, tende ad autoalimentarsi e perpetuarsi nel tempo (Christensen & Heavey, 1990).
Aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali del partner distante
Un aspetto centrale riguarda le interpretazioni che diamo al comportamento del partner. In condizioni di distacco emotivo, è frequente che entrino in gioco le distorsioni cognitive. Ecco le più comuni a cui prestare attenzione:
- Lettura del pensiero: (“So già che non gli interessa”)
- Attribuzioni negative: (“Lo fa per ferirmi”)
- Generalizzazioni: (“È sempre così”)
Queste interpretazioni non solo aumentano la sofferenza individuale, ma guidano anche le reazioni comportamentali, contribuendo a irrigidire il pattern relazionale (Baucom, Epstein, Sayers, & Sher, 1989).
Accanto alla dimensione cognitiva, c’è quella emotiva. Il distacco non è necessariamente assenza di emozioni: spesso è una modalità di gestione delle emozioni. Alcune persone, ad esempio, riducono l’espressione affettiva per proteggersi da vissuti di vulnerabilità, rifiuto o inadeguatezza. In questi casi, il ritiro non segnala indifferenza, ma una difficoltà nel tollerare e condividere stati emotivi intensi (Mikulincer & Shaver, 2007).
Dal punto di vista comportamentale, il distacco si mantiene attraverso meccanismi di evitamento. Evitare una conversazione difficile, rimandare un confronto, limitarsi a interazioni superficiali: tutte queste strategie riducono la difficoltà nel breve termine, ma nel lungo periodo rafforzano la distanza (Jacobson & Margolin, 1979).
Il distacco emotivo è sempre un segnale di difficoltà nella coppia?
Dipende! Il distacco emotivo non è sempre un segnale patologico. Può rappresentare anche una fase transitoria della relazione, un tentativo (talvolta inefficace) di regolare tensioni o ridefinire equilibri.
La differenza la fa la rigidità del pattern: quando il distacco diventa l’unica modalità di gestione del rapporto, allora tende a cronicizzarsi. In tal caso, con l’accordo di entrambi i partner, è plausibile valutare la possibilità di intraprendere una terapia di coppia.
Come si lavora in psicoterapia cognitivo-comportamentale?
La CBT di coppia interviene su più livelli per ripristinare il benessere relazionale:
- Aiuta i partner a modificare pensieri disfunzionali (Beck, 2011)
- Aiuta a migliorare la comunicazione (Dattilio, 2010)
- Lavora per creare attivamente momenti di connessione (Jacobson, Christensen, Prince, Cordova, & Eldridge, 2000)
Lavora anche sull’evitamento emotivo, favorendo maggiore apertura nel partner più distante e una regolazione emotiva in quello più “inseguente” (Christensen et al., 2002). L’obiettivo non è semplicemente recuperare la vicinanza, ma costruire una relazione più consapevole, flessibile e sostenibile nel tempo.
Vedere la persona che ami allontanarsi emotivamente può far sentire soli e confusi, innescando un ciclo di silenzi incomprensioni dolorose. Non dovete affrontare questa crisi da soli. Esplorare queste dinamiche in uno spazio sicuro può aiutarvi a ricostruire il ponte che sembra essersi interrotto.
Bibliografia
- Baucom, D. H., Epstein, N., Sayers, S. L., & Sher, T. G. (1989). The role of cognitions in marital relationships: Definitional, methodological, and conceptual issues. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 57(1), 31-38.
- Beck, J. S. (2011). Cognitive Behavior Therapy: Basics and Beyond (2nd ed.). New York: Guilford Press.
- Christensen, A., & Heavey, C. L. (1990). Gender and social structure in the demand/withdraw pattern of marital conflict. Journal of Personality and Social Psychology, 59(1), 73-81.
- Christensen, A., Jacobson, N. S., & Babcock, J. C. (2002). Integrative behavioral couple therapy. In A. S. Gurman & N. S. Jacobson (Eds.), Clinical handbook of couple therapy (3rd ed.). New York: Guilford Press.
- Dattilio, F. M. (2010). Cognitive-Behavioral Therapy with Couples and Families. New York: Guilford Press.
- Epstein, N., & Baucom, D. H. (2002). Enhanced Cognitive-Behavioral Therapy for Couples: A Contextual Approach. Washington, DC: American Psychological Association.
- Jacobson, N. S., & Margolin, G. (1979). Marital Therapy: Strategies Based on Social Learning and Behavior Exchange Principles. New York: Brunner/Mazel.
- Jacobson, N. S., Christensen, A., Prince, S. E., Cordova, J., & Eldridge, K. (2000). Integrative behavioral couple therapy: An acceptance-based, promising new treatment for couple discord. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 68(2), 351-355.
- Mikulincer, M., & Shaver, P. R. (2007). Attachment in Adulthood: Structure, Dynamics, and Change. New York: Guilford Press.

